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La figura di Nelson Mandela per la lotta ai diritti umani: ritratto culturale di un esempio da seguire

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Nelson Mandela, nato il 18 luglio 1918 a Mvezo, in Sud Africa è ancora oggi per tutti e tutte un forte esempio di lotta antirazzista per la libertà e per i diritti di donne, uomini e bambini in tutto il mondo.

Attivista, politico, primo presidente nero del suo Paese, il Sud Africa, ha lottato contro l’apartheid ed ha avuto un ruolo fondamentale nella cessazione di questo regime razzista e discriminatorio. Per tutte le sue gesta, portate avanti anche nei lunghi 27 anni di carcere imposti dal regime, Mandela ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace.

Quella di Nelson Mandela è stata una vita di lotta politica e di sacrificio, un esempio per milioni di persone nel mondo. La sua dolcezza anche nei momenti duri, il suo coraggio, la sua integrità e il suo impegno a ricucire le ferite e a preferire il perdono alla vendetta e all’odio sono stati memorabili. Negli anni successivi alla sua presidenza, Nelson Mandela è stato un veemente e determinato sostenitore dei diritti di milioni di persone colpite dall’Hiv, soprattutto nell’Africa subsahariana. Questo suo impegno ha mostrato la sua passione per la difesa della dignità umana, per il diritto all’uguaglianza e l’accesso alla giustizia per tutti. Il suo insistere che queste fossero questioni inerenti i diritti umani ha aiutato a far diventare la vita delle persone colpite dall’Hiv una preoccupazione urgente e globale.

Da sempre in prima linea contro il razzismo. Quando nel 1941 Mandela seppe che il capo Jongintaba aveva scelto per lui una moglie, abbandonò il villaggio e si trasferì a Johannesburg, dove andò ad abitare nella sovrappopolata periferia Alexandria. Lì conobbe Walter Sisulu, un attivista contro l’apartheid con cui strinse un’amicizia che gli avrebbe cambiato la vita: l’amico influenzò le sue idee politiche, lo aiutò a ottenere un lavoro e a laurearsi in giurisprudenza, e gli presentò anche sua cugina, Evelyn Mase, che Mandela avrebbe sposato nel 1944. In poco tempo Sisulu si accorse del carisma di Mandela e lo presentò all’ African national congress, un movimento che si opponeva all’oppressione imposta da decenni ai neri sudafricani. Nel 1944 Mandela fu uno dei capi fondatori della lega giovanile dell’ANC, che ne divenne presto il gruppo dominante. La sua ideologia abbracciava il socialismo africano, nazionalista, antirazzista e antimperialista. Nel 1948 la segregazione, che era già dilagante in Sudafrica, divenne legge dello Stato quando il partito al potere adottò formalmente l’apartheid, o discriminazione razziale. In base a questa politica i neri sudafricani dovevano sempre portare con loro un documento d’identità, che era necessario per entrare nelle aree riservate ai bianchi. Venivano obbligati a vivere in zone interamente per i neri e avevano il divieto di stringere relazioni interrazziali. I neri furono addirittura rimossi dalle liste elettorali e infine completamente privati dei diritti civili.

Mandela non fu giustiziato, ma nel 1964 venne condannato all’ergastolo. Gli veniva concessa solo una visita di 30 minuti con un’unica persona ogni anno e poteva inviare e ricevere solo due lettere all’anno. Imprigionato in condizioni dure, lavorava in una cava di calcare e, nel corso del tempo, ottenne il rispetto dei suoi carcerieri e dei compagni di prigione. Gli venne concessa la possibilità di lasciare il carcere in cambio della garanzia che l’ANC avrebbe rinunciato alla violenza, ma rifiutò.

Nel corso dei 27 anni di prigionia Mandela divenne il prigioniero politico più famoso al mondo. Le sue parole erano bandite in Sudafrica, ma era già l’uomo più famoso del Paese. I suoi sostenitori protestavano per la sua liberazione e la notizia della sua incarcerazione agitò gli attivisti anti apartheid di tutto il mondo.

Mandela è stato presidente per cinque anni. Tra i suoi traguardi ci sono la Commissione per la verità e la riconciliazione del Sudafrica, pensata per documentare le violazioni dei diritti umani e per aiutare vittime e carnefici a chiudere i conti con il passato. Sebbene i risultati siano controversi, la commissione ha posto le basi per una giustizia riparativa, un processo che si concentra più sulla riparazione che sulla punizione, nei confronti di una nazione ancora dolorosamente segnata da secoli di cicatrici.

L’eredità di Mandela non era inattaccabile. Alcuni analisti l’hanno considerato un presidente piuttosto inefficace e lo hanno criticato per come ha gestito la violenza e l’economia mentre era in carica.

Nonostante ciò che ha fatto prima di essere incarcerato , la grandezza di Mandela fu determinata soprattutto dalla sua incarcerazione. Dopo 27 anni di prigione  non si mostrò come schiacciato o mal ridotto, ma sortì sorridendo e più grande di quanto già non lo fosse. Così grande da diventare il Presidente del Sud-Africa e uno degli uomini più amati all’epoca in tutto il mondo. Non ci sono state molte persone in grado di questo; in questa giornata e con questa analisi culturale del personaggio di Mandela è anche opportuno ricordare che la lotta contro le differenze non è ancora finita.

“Essere liberi non significa semplicemente liberarsi dalle catene, ma vivere in modo tale da rispettare e promuovere la libertà degli altri.” Ad oggi, la lotta più grande è questa. 

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