ARTE&CULTURA

Giovani, competenze e lavoro: il via al digitale.

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Il coinvolgimento dei giovani è una delle principali leve per costruire lo sviluppo sostenibile e inclusivo delle società, nel Nord come nel Sud del mondo, e per affrontare problemi epocali come la disoccupazione, la povertà, le diseguaglianze sociali e di genere, l’impatto dei cambiamenti climatici e le migrazioni.

Oggi la probabilità di essere disoccupato è tre volte più alta per un giovane che per un adulto, e la prospettiva è spesso di entrare nel mercato del lavoro dalla porta di servizio, con contratti temporanei e lavori di qualità inferiore, sottopagati e senza tutele. Soprattutto se il giovane è una giovane.

Nel mondo, nonostante i grandi progressi degli ultimi decenni per ampliare l’accesso alla scolarizzazione primaria, 260 milioni di bambini, adolescenti e giovani sono tuttora esclusi dal sistema scolastico e formativo. La maggior parte di loro vive nell’Africa subsahariana o in Asia meridionale.

E spesso coloro che a scuola ci vanno o che imparano un mestiere, non hanno competenze di qualità sufficiente per ottenere lavori di qualità adeguata e cogliere le opportunità occupazionali offerte dalle trasformazioni tecnologiche e dalle relative professioni.

Si stima che l’85% dei posti di lavoro che verranno creati globalmente di qui al 2030 non sono ancora stati inventati, e richiederanno conoscenze e tecniche che ancora non vengono trasmesse ai giovani!

Di cosa si tratta? Perché sono così importanti oggi per le aziende? Proviamo a fare un po’ di chiarezza. È doveroso fare una distinzione tra le hard e le soft skills. Le prime sono competenze tecniche necessarie per svolgere un determinato lavoro. Puoi averle se hai un minimo di esperienza, che tu sia un freelance oppure no. Facciamo un esempio. Le università oggi insegnano molto bene a utilizzare programmi come Excel. Ecco, uno studente che ha imparato a usare quel determinato programma, potrebbe essere in linea con un’eventuale richiesta da parte di un’azienda. La sua hard skill sarà l’utilizzo di Microsoft Excel.

Per le soft, le cose cambiano. L’esperienza tecnica conta poco, la storia personale un po’ di più. Sono le inclinazioni caratteriali a fare la differenza.

Secondo una ricerca condotta da Adecco, le aziende prediligono persone flessibili, curiose, aggiornate e aperte mentalmente. Questo è l’identikit di chi riesce a inserirsi con più facilità nel mondo del lavoro. Conviene sempre più investire in competenze trasversali, in quanto possono rivelarsi delle preziose risorse.

Quante volte sentiamo parlare di team, leadership, apertura mentale e capacità di adattamento? Tutte caratteristiche che le aziende cercano in un candidato. Molto importanti, oltre all’università, sono le esperienze di vita che i giovani fanno. Pensiamo a tutti gli studenti Erasmus: l’esperienza può fare la differenza in termini di maturazione personale e di apertura mentale. La sfida al cambiamento, imparare un’altra lingua, conoscere persone nuove e quindi uscire dalla zona di comfort sono tutti fattori che potrebbero stimolare le soft skills dei neolaureati.

In un mondo in continua evoluzione, dove la tecnologia avanza e l’obsolescenza di macchinari è sempre più veloce, saper affrontare le situazioni più difficili diventa fondamentale all’interno di un’azienda. Non a caso, negli ultimi anni è diventata fondamentale la figura del cosiddetto “Change Manager”, il manager del cambiamento.

Sicuramente la tecnologia e l’automazione migliorano i processi in termini di tempo e volumi, ma ai software e alle macchine manca il fattore umano, manca la capacità di comprendere le persone e di fare gruppo. Non hanno le soft skills, vuoto che viene colmato dalle persone, che devono puntare sempre di più sulle proprie abilità.

Ma quali sono le soft skills che valgono di più? Secondo la ricerca condotta da Adecco Group in collaborazione con il Consorzio Milano ricerche, Wollybi e Job Pricing, ci sono sei top soft skills che le aziende tengono in grande considerazione:

La conoscenza della lingua inglese è al primo posto con il 43,2% di richiesta sul mercato. Poi troviamo l’orientamento alla qualità con il 41%, soprattutto per il settore digital. Segue il team working con il 36% per posizioni commerciali e di vendite. Problem solving e analisi, autocontrollo e orientamento al cliente soprattutto nei settori bancari, assicurativi e industriali.

Dunque, per il mondo del lavoro, le competenze trasversali sono determinanti per avere una migliore occupazione e, forse, lo saranno sempre di più. La vera differenza, la fai tu.

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