ARTE&CULTURA

Formazione e mondo del lavoro: imparare a disimparare per poter imparare ogni volta cose nuove.

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La transizione tra l’università e il mondo del lavoro è un momento importante nella vita di ciascun giovane: si potrebbe dire che sia un vero e proprio rito di passaggio nel mondo degli adulti, un primo passo verso l’autonomia. In quello che però oggi rappresenta un momento di grande difficoltà per i giovani, vale la pena di approfondire i risultati del sondaggio presentato a Best Stage con cui la Repubblica degli Stagisti ha indagato il rapporto tra le aziende del suo network e il mondo delle università e dei master, per capire come questi attori agiscono e si rapportano per favorire l’ingresso dei giovani nell’ambito professionale, e soprattutto che cosa le aziende si aspettano e cosa ottengono dalle università. Il primo, confortante dato che emerge dalle ottanta (circa) aziende del panel, riunite in una trentina di gruppi, è che queste sono generalmente soddisfatte dei neolaureati che arrivano loro dalle università: in particolare, il 70% rintraccia nei ragazzi una buona preparazione e il 30% persino eccellente. Ma oggi, noi, proviamo a sostituire alla statistica, dato fondamentale, il valore di un racconto, quello di un giovane come tanti altri e per noi importante perché co-founder del nostro progetto e voce e penna interessante da raccontare, Matteo Toppeta.

Qualche nota iniziale per cominciare il nostro racconto.. Parlaci un po’ delle tue scelte in campo accademico e se sono state, o no, dettate dalla visione futura del mondo del lavoro.

“ E’ un po’ strano per me al momento trovarmi qui a parlare del mio iter d’istruzione a pochi mesi dalla laurea ma proverò a restituirvi un quadro abbastanza chiaro e completo del mio pensiero. Credo che ognuno di noi,  in qualche modo, abbia il proprio percorso scolastico un po’ segnato, almeno all’inizio, quando le professioni dei genitori o le loro passioni finiscono per orientare le nostre scelte. Questo per esempio è il mio caso, almeno sino alla scuola superiore, quando immaginavo un percorso e una carriera completamente diversi per il mio futuro. Sul finire della scuola media superiore di secondo grado, però, peculiarità e passioni si erano via via formate e, seppur con la consapevolezza che le materie di stampo umanistico/giuridico siano meno redditizie nel tempo e permettano un lento inserimento nel mondo del lavoro, ho scelto di immatricolarmi presso la facoltà di Scienze Politiche che presentava un programma di studio vicino alle competenze che avevo ormai acquisito e affine alle mie passioni e peculiarità. Ho percorso la triennale con in testa come unico obiettivo la carriera diplomatica; a ricordare quei giorni e quelle sessioni mi viene in mente, prima di ogni altra cosa, il temutissimo, almeno per me, esame di economia, ripetuto tre volte, passato da primo ad ultimo esame registrato sul mio libretto. Con il passare delle sessioni, però, mi rendevo sempre più consapevole di quanto il mio profilo universitario si stesse in qualche modo “specializzando” e nel mio obiettivo principale, quello di laurearsi in tempo, mi rendevo conto di quanto le materie storiche e afferenti alla sfera del diritto stessero alimentando, oltre che la mia rosa di piccole soddisfazioni, anche le mie passioni personali. Ho concluso il percorso della triennale, infatti, con una tesi che presentava ed analizzava le relazioni, in ambito storico, economico e giuridico, tra Cina e Russia durante il periodo della Guerra Fredda.

E come hai deciso, quindi, di continuare la tua formazione?

Da questo momento in poi della mia formazione, passioni, competenze e peculiarità si sono mescolate con il fato e hanno dato vita a tutte le mie scelte future. Per quanto riguarda il percorso magistrale, infatti, ho avuto l’occasione di poter frequentare una delle migliori università private nel mio settore la LUISS-Guido Carli scegliendo un percorso in lingue inglese global studies and international relation ma nulla di tutto ciò sarebbe successo se non fossi riuscito a passare il test d’ingresso come invece è successo.  Durante il percorso dei due anni mi rendevo conto di quanto fossi più consapevole di tutte le mie scelte anche in fase di scelta dei vari esami da aggiungere alla mia formazione proprio perché iniziavo ad avere chiara l’idea che di lì a poco mi sarei trovato a dover affrontare il mondo del lavoro con un titolo che mi permetteva l’accesso in diversi ambiti specifici e spendibile su più realtà; questa cosa, seppur garantisse più libertà di scelta, iniziava però a preoccuparmi, anche perché le spese da affrontare erano tante e, cosi come accade a tantissimi giovani al mio stesso punto del percorso, il mondo del lavoro , ma soprattutto il pensiero di non riuscire ad inserirsi in esso iniziava a preoccuparmi. Avevo chiara l’idea che per giocarmela al meglio avrei dovuto dare anche sfogo e pensiero ai miei interessi iniziando a pensare anche al tema della mia tesi in ottica di inserimento lavorativo futuro e scegliendo l’ambito a me più caro quello dell’energia e della sostenibilità. Avevo maturato l’idea che tutto sta nella capacità di costruire un cv accattivante durante il percorso di studi (lingue, formazione extra, corsi di aggiornamento, aziende che offrono occasioni per webinar di aggiornamento) e che la formazione ordinaria e standard da sola non bastasse; ho quindi organizzato il mio tempo per poter prendere parte attiva a diverse di queste iniziative iniziando a lavorare come tirocinante e stagista in diverse realtà.

Questi anni di pandemia, in cui hai iniziato e concluso la tua magistrale, come hanno cambiato la tua visione..

Per quanto riguarda la pandemia, oltre che nutrire ancor di più il mio timore di non riuscire a trovar lavoro, viste le esigenze di mercato completamente ribaltate, mi ha tolto una grande occasione: quella di poter partecipare al progetto Erasmus che reputavo parte importante del mio percorso di vita e di formazione. Mi ha, inoltre, costretto a studiare e seguire le lezioni da casa perdendomi una parte di vita universitaria importante quella della condivisione di “luoghi della formazione” con colleghi e compagni di corso. Durante questo periodo ho immaginato però a come potermi creare il mio spazio e come poter spendere davvero le mie competenze per creare un mio profilo professionale che fosse rispettoso e affine con le mie passioni e, al tempo stesso, appetibile per le aziende.  Mi piaceva l’idea di immaginare strade per me non ancora intraprese e mettere insieme più punti di vista. Anche per questo ho deciso, chiude le porte della LUISS con grande soddisfazione proseguire con un Master presso l’università degli studi di Milano Bicocca in gestione dei servizi Public Utility e sostenibilità.

  • Cosa ti aspettavi dal mondo del lavoro che ti avrebbe accolto di lì a poco e come il tipo di percorso di formazione scelto ti ha agevolato?

Penso che cosi come non mi aspettassi all’inizio tutto ciò che è stato per me il mondo dell’università così è stato anche per il mondo del lavoro. Ma di una cosa sono certo, nel momento in cui scegli è perché hai le idee chiare. Così è accaduto per me, almeno, che nonostante a volte faccia fatica a scegliere cosa lasciare indietro per inseguire qualcosa per me più importante, ho avuto chiaro, improvvisamente che il mondo in cui muovermi fosse quello dell’energia. Credo, poi , che tutto ciò che mi ha poi realmente aiutato siano state le mie basi solide di studio che mi hanno permesso di rendere al meglio, anche in sede di colloqui, ma soprattutto lo spirito di curiosità che ha sempre mosso i miei passi: la voglia di approfondire, di andare oltre il già detto, il già fatto e il già sperimentato. Ritengo, inoltre, che l’università, cosi come però anche altre esperienze formative, mi abbiano permesso di sviluppare importanti Soft Skills come la capacità di relazionarmi e di interfacciarsi con diverse figure.

Per concludere, quanto pensi che il tuo percorso di crescita personale coincida con il tuo percorso di crescità professionale? E, soprattutto, rinunce e conquiste del tuo percorso sino a qui..

Credo che i miei due percorsi, professionale e personale, siano densamente intrecciati; per entrambi però posso dire di aver acquisito capacità e orientamento alla scelta consapevole di ciò che si vuole. Sacrifici? Be tra tutti forse quello che ho vissuto peggio è stato il dover rinunciare alla pallavolo e dover sempre riuscire a conciliare il tempo per lo studio con il tempo dedicato alle persone a me care. In questo mi ha aiutato l’esser circondato da persone che hanno compreso il mio percorso formativo e la necessità dei miei spazi di studio e approfondimento. Ho compreso, oggi, l’importanza di poter fare ciò che desideravo ma anche la certezza di esserci riuscito per aver avuto a disposizione tutti gli strumenti necessari per poter scegliere nel migliore dei modi. La mia famiglia in questo è stata fondamentale dandomi non solo appoggio e accompagnamento emotivo costante ma anche credendo in me e nei miei desideri investendo e finanziando un percorso di studi purtroppo non economico. Penso, poi, che ciò che possa fare la differenza sia la capacità di crearsi delle occasioni, formative, lavorative, ecc; la caparbietà, quindi, che ti permette di andare oltre anche se la strada non sembra semplice.

Cosa diresti ai ragazzi che oggi si apprestano ad iniziare un percorso di studio, o si stanno inserendo nel mondo del lavoro?

I ragazzi vivono nel mito della laurea professionalizzante, pensando che le competenze che acquisiscono all’università siano definitive e che dureranno loro per tutta la vita ma  dovrebbero imparare a disimparare per poter imparare ogni volta cose nuove solo così potranno essere davvero “sul pezzo”, riuscendo a muoversi con successo nel mondo del lavoro. E al me stesso del primo giorno di università direi: non mettere da parte i tuoi sogni e fai quello che senti sia giusto fare, fidati del tuo istinto.  

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