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Il valore della cultura in Italia

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La pandemia da Covid-19 ha avuto notevole impatto su diversi settori; uno di questi è sicuramente quello della cultura. Nella settimana in cui ricorre la Giornata del teatro, abbiamo deciso di analizzare gli effetti sul settore culturale a livello internazionale ed italiano e soprattutto come far ripartire i settori dopo una crisi simile. 

I settori culturali e creativi sono da sempre stati fondamentali per il loro impatto sull’economia e sull’occupazione; inoltre essi stimolano l’innovazione in tutta la sfera economica e contribuiscono a generare anche benessere sociale positivo in diversi ambiti, come l’inclusione, la rigenerazione urbana e l’istruzione. Come già detto in precedenza sono stati tra i settori più colpiti dalla pandemia, con la maggior parte dei posti di lavoro a rischio nelle grandi città. Le politiche di sostegno alle imprese e ai lavoratori che sono state adottate durante la pandemia possono non essere adeguate ai modelli imprenditoriali e occupazionali ritenuti piuttosto tradizionali fino ad oggi e che hanno caratterizzato il settore. Oltre al sostegno a breve termine per gli artisti, le imprese e le strutture, provenienti sia dal settore pubblico che privato, le politiche messe in campo per la ripresa e per rilanciare le economie locali possono anche fare leva su un impatto economico e sociale che è generato direttamente dalla cultura. 

Analizzando la filiera culturale a seguito della pandemia Quel che cala agli occhi a prima vista è la maggior forza con cui gli effetti negativi della crisi sanitaria hanno interessato il sistema produttivo culturale e creativo. La ricchezza prodotta dalla filiera, infatti, si è ridotta del -8,1% contro il -7,2% medio nazionale; anche l’occupazione è scesa notevolmente, stante una variazione del -3,5% (-2,1% per l’intera economia italiana). In entrambi i casi, le attività core hanno sofferto maggiormente, con una contrazione che, rispettivamente, si è attestata al -9,3% e -4,8%. Nonostante l’impatto della crisi, alcuni comparti culturali e creativi hanno comunque mostrato segnali di tenuta generale. In particolare, le attività di videogiochi e software, pur registrando una leggera riduzione degli occupati (-0,9%), hanno aumentato la ricchezza prodotta del +4,2%, anche per via della spinta al digitale e all’home entertainment che i vari lockdown succedutesi hanno prodotto. Al contrario, una crisi generalizzata sembra aver interessato le attività di valorizzazione del patrimonio storico e artistico e le performing arts, come noto duramente colpite dalle misure restrittive e di contenimento. Il comparto del Patrimonio storico e artistico ha registrato una contrazione del -19,0% relativamente alla ricchezza prodotta e del -11,2% in termini occupazionali; peggio ancora per le performing arts, rispettivamente scese del -26,3% e del -11,9%.

Lo scorso 17 aprile 2021 gli eurodeputati hanno anche chiesto un maggior sostegno alla cultura dell’Unione europea, avendo evidenziato le ripercussioni della pandemia su tutto il settore artistico. Molti settori dell’economia hanno affrontato diverse difficoltà dovute agli effetti della pandemia, ma il settore culturale è quello che ne ha subito di più; l’Unione Europea sta intervenendo per tutelare i posti di lavoro ma le peculiarità del settore culturale e nello specifico, quello teatrale, rende molto più complicato almeno in questa fase di riuscire a qualificarsi per il sostegno; la Commissione cultura dell’Unione europea ha così proposto di creare degli interventi specifici. Sempre lo scorso 4 maggio durante una discussione con la Commissione cultura e istruzione, i commissari Gabriel  e Breton hanno comunicato agli eurodeputati che è in corso la preparazione di un piano di sostegno specifico per il settore creativo e culturale nell’ambito del più ampio piano di ripresa e ricostruzione dell’Unione europea, nonché anche una maggiore flessibilità per i programmi attuali e per i fondi strutturali di sostegno.

In conclusione, riprendendo anche quanto affermato dal Presidente di Federculture Andrea Cancellato, se è vero che di cultura non si mangia, è anche vero però che dalla cultura molta gente si è vista togliere la sicurezza di un futuro. È quindi fondamentale fare il punto sull’industria culturale del nostro Paese, soprattutto dopo il covid-19; le chiusure dovute all’emergenza sanitario hanno determinato una contrazione della domanda e dell’offerta nel comparo audiovisivo, portando ad una diminuzione della spesa del pubblico che si è ridotta del 78,8% in confronto al 2019.

L’augurio è che un settore che rappresenta un punto di forza nel nostro Paese possa ricominciare a creare non solo utile, ma a garantire inclusione e capacità di attrarre giovani a lavorare nel teatro e ad andare a vedere gli spettacoli.

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