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Il valore della biodiversità ed il bisogno di proteggerla

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Nella giornata che celebra la natura a livello mondiale, abbiamo deciso di affrontare il tema, sempre più cruciale, della sicurezza ambientale e della centralità della biodiversità nel sistema naturale.

Innanzitutto, forse, è fondamentale capire cosa sia la biodiversità; la biodiversità rafforza la produttività di un qualsiasi ecosistema (di un suolo agricolo, di una foresta, di un lago, e via dicendo). Infatti è stato dimostrato che la perdita di biodiversità contribuisce all’insicurezza alimentare ed energetica, aumenta la vulnerabilità ai disastri naturali, come inondazioni o tempeste tropicali, diminuisce il livello della salute all’interno della società, riduce la disponibilità e la qualità delle risorse idriche e impoverisce le tradizioni culturali.

Ciascuna specie, poco importa se piccola o grande, riveste e svolge un ruolo specifico nell’ecosistema in cui vive e proprio in virtù del suo ruolo aiuta l’ecosistema a mantenere i suoi equilibri vitali. Anche una specie che non è a rischio su scala mondiale può avere un ruolo essenziale su scala locale. La sua diminuzione a questa scala avrà un impatto per la stabilità dell’habitat. Per esempio, una più vasta varietà di specie significa una più vasta varietà di colture, una maggiore diversità di specie assicura la naturale sostenibilità di tutte le forme di vita, un ecosistema in buona salute sopporta meglio un disturbo, una malattia o un’intemperie, e reagisce meglio. In parole semplici, possiamo dire che la biodiversità è la ricchezza della vita sulla terra, che comprende non solo gli essere umani e animali, ma anche le altre forme di vita, dai vegetali ai microrganismi, compreso il materiale genetico.

Insomma, tutto ciò che esiste sulla terra e non è stato creato o modificato dall’uomo rientra nella biodiversità.

Inoltre, si tiene conto anche del modo in cui questa ricchezza è distribuita sul pianeta, delle interazioni tra varie componenti del sistema e dell’impatto che determinati comportamenti hanno su di essi.

La biodiversità rappresenta un elemento centrale nello sviluppo di un’area, di un habitat o di un ecosistema, quindi anche di un territorio ben preciso.

Questo vuol dire che difendere la diversità biologica di un territorio consente di preservarlo, per garantire le condizioni necessarie allo sviluppo della vita in quell’area specifica.

Numerosi studi scientifici svolti nel corso del tempo, infatti, hanno dimostrato una correlazione tra la perdita di biodiversità e l’aumento di calamità naturali, come terremoti, inondazioni, tempeste tropicali.

La cura della biodiversità è divenuta centrale anche a livello comunitario con la cosiddetta Convenzione sulla diversità biologica delle Nazioni Unite firmata a Rio de Janeiro nel 1992, avendo come obiettivi i seguenti tre punti:

  • Favorire la conservazione della biodiversità;
  • Diffondere l’uso sostenibile delle componenti della diversità biologica;
  • Garantire la ripartizione equa dei vantaggi derivanti dallo sfruttamento delle risorse genetiche.

Tali obiettivi sono ovviamente complessi da raggiungere, soprattutto se vengono considerati interventi che non coinvolgono Governi, istituzioni, soggetti sovranazionali ed ovviamente i cittadini.

Per questo motivo, l’UE con questa Convenzione ha chiesto ai governi di impegnarsi per collaborare con le altre realtà coinvolte e favorire lo sviluppo di politiche di sostegno della biodiversità.

A questo documento ha fatto seguito, nel 2006, un piano di azione sulla biodiversità firmata dai 27 Paesi dell’Unione europea per contrastare la perdita di biodiversità entro il 2010, obiettivo, purtroppo, non ancora raggiunto.

Analizzando tutto ciò che è avvenuto negli ultimi settant’anni, abbiamo assistito ad un aumento esponenziale del benessere umano, che è andato di pari passo con un altrettanto rapido incremento del numero della popolazione mondiale; escluso il periodo ultimo della pandemia, abbiamo comunque visto un aumento della longevità dell’essere umano, tutto questo però a discapito di un rapido deterioramento della salute degli ecosistemi. Secondo alcuni studi, tra il 1992 ed il 2017 ad un aumento del capitale pro-capite umano pari al 13%, è conseguito un declino di circa il 40% del capitale naturale. 

Ciò che è successo, quindi, è che se le risorse sono limitare la crescita e lo sviluppo materiale non potranno essere illimitati: ogni azione umana ha un impatto sul mondo naturale e questo significa che se continuiamo a superare con la nostra domanda l’offerta della biosfera, non vi saranno grosse opportunità future. 

Quello che manca oggi, quindi, e che va assolutamente modificato, è uno sforzo concreto per modificare il nostro sistema di vita, le abitudini e soprattutto i livelli di consumo, che sono proprio quelli che generano le conseguenze climatiche significative, andando ovviamente ad influenzare la biodiversità.

In futuro, quindi, occorre mettere in discussione la nostra visione antropocentrica, per approdare ad una visione eco-centrica, dove al centro vi sia la sopravvivenza del nostro ecosistema. 

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