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Relazioni e incontri: il potere della responsabilità

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Mi chiamo Lia, ho 26 anni, troppi dubbi e i primi capelli bianchi. Ho iniziato questo diario oggi; non chiedetemi perché ho pensato che la forma scritta forse la maniera migliore per confrontarmi con me stessa perché non saprei darvi la risposta razionale che cercate, so solo che è cosi da sempre. Scrivere mi permette di mettere in fila il respiro, coordinarlo, aggiungere fiati uno sull’altro e in poco tempo riuscire a sbrogliare matasse che mi sembravano insormontabili. Ieri, dopo aver svuotato l’ennesimo scatolone post-trasloco mi sono concessa un’uscita con il gruppo di colleghi che in questa nuova città mi ha accolto e per sentirmi parte di qualcosa, come spesso mi ritrovo a fare, ho pensato di introdurre un argomento di conversazione; non l’ho scelto a caso, sia chiaro, perché erano giorni che continuavo a sbattere la faccia su quelle due parole, ma forse è stato il caso a far sì che in quel tavolo di confronto ci fossero persone con esperienze tanto diverse e personalità agli antipodi tanto da invogliarmi a prendere questo diario oggi e iniziare a fare una lista di ricerche, frasi, opinioni e vademecum per rielaborare una cosa tanto auspicata eppure così poco praticata: parliamo di responsabilità affettiva. Ho sempre trovato molto affascinante l’idea di legare il concetto di responsabilità ai legami, alle relazioni di qualsiasi tipo e al confronto con gli altri ma negli ultimi due anni, prima di cambiare ogni cosa e rimettermi al centro del mio percorso, la responsabilità era stata sostituita dalle colpe, agli altri o a me stessa, dai giudizi frettolosi e dal confronto poco pulito oltre che da una dose di rapporti disfunzionali. Mentre ora, ora che ogni scatolone si stava svuotando e tutto ritrovava il quo equilibrio era tempo di tornare a parlarne, praticandola, ma ancora prima sentivo il bisogno di scrivere per mettere nero sul nero che iniziava a schiarirsi come le mie idee.

Che cos’è la responsabilità affettiva?

La responsabilità affettiva è la piena consapevolezza dell’impatto che le nostre parole e azioni hanno sugli altri. Implica essere consapevoli che i nostri comportamenti hanno conseguenze sulle emozioni degli altri, positive o negative che siano. Pertanto, questo concetto ci porta a concepire le relazioni che stabiliamo come spazi in cui ciascuno è influenzato dalle azioni e dalle decisioni dell’altro. Questo ci porta a un modello relazionale più rispettoso ed empatico con ciò che gli altri possono sentire, invece di ignorare come influenziamo chi ci circonda. Il concetto di responsabilità affettiva non implica adattarci agli altri o anteporre costantemente i loro bisogni ai nostri, anzi, ma solo sforzarci di costruire rapporti più equi, rispettosi e trasparenti, basati sulla consapevolezza che tutti abbiamo la capacità di generare emozioni negli altri, così come gli altri, possono generare emozioni in noi. Questa consapevolezza è ciò che ci permette di comunicare in modo assertivo, nel rispetto dell’altro, e di sviluppare la maturità necessaria per assumerci le nostre responsabilità e correggere i nostri errori.  Dato che la responsabilità affettiva implica la comprensione dell’influenza reciproca, richiede un impegno da entrambe le parti. Di fronte a una situazione difficile o conflittuale, è essenziale raggiungere degli accordi in cui ciascuna parte si assume le proprie responsabilità. Per questo, è essenziale stabilire una comunicazione assertiva. Dobbiamo essere in grado di esprimere come ci sentiamo, cosa vogliamo, cosa ci dà fastidio, così come le nostre aspettative e idee. Parlare chiaramente dei nostri sentimenti crea legami emotivi profondi e costruisce ponti per risolvere i conflitti. Questa comunicazione assertiva incentrata sulla creazione di accordi deve essere trasparente, ma tenendo sempre conto delle opinioni e dei desideri dell’altro, perché una relazione fatta di bugie, detti e non detti o da fughe costanti non aiuta a sviluppare fiducia e mina un rapporto sano e responsabile fatto di presenza che sia per una notte o per un determinato o meno lasso di tempo. Dobbiamo capire che una relazione è composta da più di una persona, il che può sembrare un truismo, ma in realtà eviterebbe molti conflitti.  Naturalmente, la responsabilità affettiva non implica agire perfettamente, che è impossibile. Si tratta piuttosto di agire con empatia e rispetto, ricorrere al dialogo, riflettere prima di parlare o agire e assumersi le conseguenze delle nostre reazioni emotive. Si tratta di presenza, per se stessi nelle scelte che compiamo e per gli altri.

Oltre che di responsabilità si tratta di consapevolezza; divento consapevole di come si sente l’altra persona nella relazione e creo legami sani in cui il consenso, l’empatia, l’ascolto e l’esserci nel momento del bisogno mi rendono soggetto attivo in una relazione affettiva responsabile.

E tutto ciò per me è già una rivelazione in contrapposizione con l’idea di amore romantico che ha creato tante, troppe aspettative irreali sulle relazioni, che ci richiedono a volte di accettare persino dinamiche di violenza. La responsabilità affettiva è un’alternativa che ci permette di sentirci liberi, tutti, di decidere con chi e come vogliamo relazionarci sesso-affettivamente nel mondo. Ha come primo obiettivo quello di creare relazioni sane. E vale per tutti, è davvero universale, nei rapporti con il partner, con gli amici, i colleghi, i parenti, l’incontro occasionale di una sera. Questa modalità mi rimette al centro di tutte le mie azioni e mi permette di includere attivamente anche l’altro in un luogo di incontro libero, leale, trasparente. Mi permette di creare relazioni sicure in cui i miei sentimenti vengono visti e rispettati, quello che provo non viene messo in discussione né giudicato, ma semplicemente accolto; una relazione sicura in cui mi sento a mio agio nell’esprimermi liberamente nel pieno rispetto reciproco avendo la certezza che dall’altra parte incontrerò ascolto sincero, apertura e desiderio genuino di trovare un punto di incontro.

Avevo bisogno di scriverlo per renderlo una scelta praticabile, avevo bisogno di appuntarlo perché possa rileggere questo diario e ricordarmi che ogni relazione che incontrerò potrà vivere di questo, e che ogni relazione che ho intrecciato ha me dentro; e non può essere, una relazione una scelta di tossicità, quanto piuttosto e sempre di cura.

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