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Lo spreco alimentare nell’epoca dell’abbondanza

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A partire dall’inizio del nuovo millennio, caratterizzato da un mercato basato specificatamente sull’immagine, anche il cibo è diventato un simbolo, una sorta di icone, diventando un vero e proprio elemento glamour nel mondo dei social-network; nella giornata contro lo spreco alimentare, questo concetto estremamente capitalista dell’alimento non è da ritenersi moralmente sbagliato, ma anche sbagliato dal punto di vista economico.

Nell’epoca della pandemia, secondo alcune fonti di raccolta dati, lo spreco alimentare in Italia è ammontato per un valore totale di circa 10 miliardi di euro; questo tipo di spreco è soprattutto derivante da un uso domestico errato del cibo, nonostante la consapevolezza degli italiani per cui negli ultimi 5 anni lo spreco alimentare ha ampliamente superato lo spreco idrico, energetico e monetario. Ma anche ampliando la visione con un taglio mondiale, rispetto a quello nazionale, la situazione non cambia. 

Per una piccola percentuale della popolazione mondiale, dunque, le crisi economiche sono tutt’altro che un dramma, tutt’altro che imprevedibili.

Uno dei terreni di battaglia maggiormente sensibili riguarda l’agricoltura e, dunque, la capacità di accesso dei popoli al cibo. Oltre agli eventi meteo anche le nuove tecnologie nel campo dell’ingegneria genetica pongono nuove frontiere per la geopolitica alimentare.  scala globale, vengono prodotte mediamente oltre duemila kilocalorie (kcal) a persona, che è il livello minimo di energia richiesta dagli umani secondo le linee guida nutrizionali mondiali. Ciò nonostante, 780 milioni di persone vivono in condizioni di fame cronica, in parte, secondo le Nazioni Unite, a causa dello spreco di cibo. La FAO non offre una spiegazione sociale sul perché lo spreco di cibo si verifichi. Invece, cerca soluzioni tecnologiche o basate sul mercato. Di base, questo significa indagare su come prendere le misure più idonee rispetto al problema dello spreco, trovare tecniche migliori di raccolta, aumentare gli incentivi e prendere altri accorgimenti. Queste soluzioni lasciano intatta la motivazione di fondo che sostiene il nostro sistema alimentare e l’ovvia concentrazione oligopolistica di potere sulla catena di merci, rendendo tutti dipendenti, per il loro sostentamento, da grosse aziende non soggette ad alcun tipo di controllo. Il tema dello spreco alimentare viene quindi affrontato dal punto di vista dell’efficienza economica, mai da quello dell’equità. La tecnologia può risolvere molte questioni connesse all’agricoltura, ma non affronta il perché i produttori decidano di lasciare il cibo nei campi invece che portarlo sul mercato, o il perché i distributori lo getterebbero invece che distribuirlo a coloro che ne hanno bisogno. 

Gli scommettitori della finanza globale non hanno limiti morali o etici. Un pericolo senza precedenti per il mercato non regolamentato delle commodities alimentari dove l’insider trading, ovvero l’acquisto di titoli o derivati su cui si dispone di informazioni privilegiate, è quasi completamente legale. E tra le strategie del futuro, in un mondo in cui le popolazioni competono per la conquista di materie prime e benessere, l’agricoltura occupa un posto di rilievo con partnership che vanno da Dole a Cargill ad altri marchi storici e che si aprono ai mercati asiatici offrendo know how e tecnologia.

Tornando ad analizzare la quesitone a livello nazionale, vi sono numerosi soluzioni che sono stato attuate; prime fra tutte quella della Comunità di Sant’Egidio a Roma e quella con il Bando del Comune di Milano “Foody Zero Sprechi”, con la volontà di ampliare gli hub dell’ortofrutta, per poter distribuire prodotti freschi e secondo la stagionalità del cibo, soprattutto a famiglie in difficoltà e varie organizzazioni del territorio. 

Oltre a questi esempi nazionali, ve ne sono altri al di fuori dell’Italia: vi è il modello cubano, che ha posto un programma di sovranità alimentare , ovvero una produzione alimentare all’interno di fabbriche, ospedali e svuole per poter fornire le mense; un altro esempio è quello della Svizzera, dove è stata creata una sorta di moneta locale in grado di garantire sostegno all’economia agroalimentare locale.

Sono questi gli esempi da cui trarre spunto per creare una economia sostenibile nel lungo periodo, ma soprattutto equa e solidale, capace di raggiungere in maniera capillare tutti i soggetti; trasferire forza alla tecnologia necessaria per il settore della filiera alimentare e andare così a modificare e correggere in maniera positiva uno dei maggior problemi legati allo spreco alimentare e cercare così di diminuire la fame nel mondo, che non è inevitabile, ma è risolvibile. 

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