GEOPOLITICA

Olocausto: tra storia, memoria e presente!

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In questa settimana ricorre la Giornata della Memoria per ricordare le vittime dell’olocausto della Seconda Guerra Mondiale e come ogni anno ci ritroviamo a doverci scontrare con la realtà di una memoria che molto spesso non serve a nulla; lo possiamo notare dalle manifestazioni che vi sono state negli anni passati in Virginia, negli USA, nei raid terroristici contro le sinagoghe in Svezia, negli incendi contro i luoghi di culto ebraico in Francia e in Gran Bretagna. 

Sicuramente anche la situazione in Medio-Oriente che è andata sempre più a deteriorarsi negli ultimi anni hanno portato a delle politiche occidentali che hanno cercato sempre più di dividere, piuttosto che unire; molti filosofi attuali dicono che il senso di anti-semitismo contemporaneo che sta ricomparendo negli ultimi anni sono sintomo di un’ostilità antica che è profondamente radicata nei confronti degli Ebrei. Non a caso l’antisemitismo è riconosciuto come una delle forme di odio più antica, già durante l’Impero Romano, come conseguenza di un forte pregiudizio antico. L’idea è sempre stata quella di una minaccia ebraica, che prima nel mondo antico e successivamente nella Germania, potesse minacciare in maniera distruttiva ed immutabile la società in cui si viveva. Inoltre, nel periodo delle guerre di religione, tra Medioevo ed anche fino al 1800 gli Ebrei sono sempre stati ritenuti colpevoli come gli uccisori di Cristo, andando così a contrapporre ancora di più una ideologia nata da un contesto religioso ad un odio generalizzato per la società ebraica. 

Ma andando avanti nella storia, come mai Hitler odiava gli ebrei, tanto da organizzare delle azioni di guerriglia mirate durante la Seconda guerra mondiale? Di fronte alla Shoah, infatti, si fa molta fatica a capire come il dleirio di un folle abbia avuto la capacità di far presa nell’esercito e nella popolazione tedesca a partire dal primo dopoguerra; nella storia dell’odio contro gli Ebrei, oltre ad esservi una grande diffusione dell’antisemitismo da millenni, vi era anche un fattore economico, complice la crisi americana del 1929. Serviva, quindi, trovare un capro espiatorio da utilizzare come bersaglio perfetto; la propaganda nazista, infatti, batteva su determinati punti: gli Ebrei erano fautori del comunismo bolscevica, erano ritenuti colpevoli della catastrofe economica della Germania e volevano sottomettere, secondo il concetto razziale, tutte le altre popolazioni. Tali argomenti si univano anche ad una questione personale per Adolf Hitler: in primis la nascita del padre di Adolf, che pare sia nato da un rapporto illecito con una serva di una famiglia ebraica e che sarebbe stata una ebrea convertita; inoltre il rapporto burrascoso del padre che lo avrebbe portato ad usare il concetto dlel’antisemitismo quasi per cancellarne il suo ricordo. 

Proprio tali motivi spinsero Hitler nel 1935 a promulgare le Leggi id Norimberga, che davano un significato preciso della razza Ebraica e della razza ariana; da quel momento i nazisti iniziarono a distruggere sinagoghe, negozi e luoghi posseduti da ebrei ( la notte dei cristalli fu il culmine di tale propaganda, nel 1938); da questo momento in poi il genocidio divenne l’azione della propaganda antisemita. 

Tutto quello che è accaduto dopo è ben noto a tutti, nonostante i vari tentativi di cambiare il percorso della storia: a partire dal 1939 tutti gli Ebrei vennero privati della loro proprietà e gli venne impedito di lavorare e vennero obbligati dal 1941 a cucire gli abiti con la stella di David, facendo iniziare così le prime deportazioni nei ghetti e nei campi di concentramento; ebbe inizio così la cosiddetta “soluzione finale”, ovvero deportazioni massicce di intere comunità ebraiche sul suolo europeo, verso i centri di sterminio; dal 1939 al 1943, risultarono uccisi circa 4,8 milioni di ebrei e il Reich annunciò di essere libero dal rischio ebraico; successivamente Hitler, consapevole anche che la guerra stava assumendo delle difficoltà, decise di uccidere anche tutti gli ebrei superiori ai 65 anni di età; si arrivò, cos’, all’uccisione di circa 6 milioni di ebrei in appena 5 anni di guerra. Un numero enorme, a cui si aggiungono i disabili ( circa 300 mila ), gli omosessuali ( circa 250 mila) e diversi prigionieri politici. 

Oggi la memoria serve; occorre ricordare affinchè non avvenga di nuovo, è la frase che più di tutte si sente ripetere; ma che significato dare a questa frase, davanti all’odio ingiustificato verso Liliana Segre, alle barricate al confine tra Polonia e Bielorussia, ai barconi in mare capovolti su vite spezzate in mezzo al mare? Se è vero che bisogna ricordare perché non avvenga è anche vero che bisogna lottare affinchè l’odio razziale, per la pelle, non venga usato come pretesto per la negazione dei diritti altrui. Date le profonde radici storiche del fenomeno dell’odio razziale e la sua capacità anche di reinventarsi a seconda delle epoche: gli stereotipi e le offese di oggi, unite alle azioni di odio, vanno riconosciute per quelle che sono realmente, ovvero, ideologie antiche che non possono trovare posto nel nostro tempo. 

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