GEOPOLITICA

Che cosa ci ha insegnato la pandemia da Covid-19?

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Comunque andrà questo inverno il mondo che ci troveremo da qui a qualche mese, o forse pochi anni, sarà profondamente cambiato; o almeno così si spera.  Ma per prepararlo bisogna cominciare subito a cambiare il terreno, altrimenti, che sia la terza o la quarta ondata o un nuovo virus, ci troveremo di nuovo nei guai.

A prima vista gli insegnamenti che si possono trarre dalla pandemia ancora in corsa, sembrano riguardare questione che appaiono diverse, ma che sono intrinsecamente collegate: la sostenibilità ambientale e di conseguenza il futuro del pianeta, il destino dell’Unione europea, la necessità di sistemi sanitari forti. 

La verità è che ad oggi nessuno di questi argomenti è stato affrontato in maniera forte e decisa dagli attori operanti in tali settori. 

La pandemia da Covid-19 è stata, in un certo senso, una grande lezione per tutti noi. Ha evidenziato ciò che è più importante: la vita e la salute. Abbiamo imparato ad apprezzare i lavoratori chiave, che sono passati inosservati per molto tempo: addetti alle pulizie, consegne, cassieri e, naturalmente, personale sanitario. Ci ha anche costretto ad utilizzare ancora di più le nuove tecnologie, Anche se la medicina è un campo molto fisico, abbiamo dovuto provare a lavorare in modo diverso. Quindi ci siamo organizzati con teleconsulti, utilizzato il monitoraggio remoto dei pazienti e scambiato conoscenze e cartelle cliniche elettronicamente. Lo stesso è avvenuto nel modo di lavorare di ognuno di noi, con il cambiamento verso lo smart-working. 

Se nella vita di tutti i giorni la nostra vita è cambiata radicalmente, i cambiamenti sono stati visibili anche e soprattutto nell’ambito della geopolitica o comunque della politica internazionale. Impreparata è apparsa l’Europa, troppo concentrata sul problema identitario, lacerata soprattutto dalla contrapposizione tra sovranismo ed europeismo. In Europa, più che in altre regioni, la contrapposizione “nazionale vs. globale” ha ormai soppiantato l’obsoleto modello politico del secolo scorso “destra vs. sinistra”. Eppure, proprio dalla terribile esperienza del Coronavirus Bruxelles potrebbe ricevere la spinta decisiva ad esprimere proattivamente le sue enormi potenzialità nel proscenio della politica mondiale; non è un caso che ad oggi l’Europa sia il Continente più vaccinato e nonostante l’aumento repentino dei contagi delle ultime settimane appare, ad oggi, l’area più stabile del Mondo. 

Indubbiamente, il confronto tra gli Stati Uniti e la Cina è il grande gioco del Nuovo Secolo. Pechino, consapevole dell’enorme potere accumulato anche in termini di soft power, mira a diventare l’egemone regionale. Da parte sua Washington, complice anche il disastro dell’Afghanistan, è ormai anche consapevole dell’impossibilità di esercitare l’egemonia a livello mondiale in un sistema che alla dimensione interstatale si è sovrapposta quella globale con un’ampia e largamente incontrollabile zona di transnazionalità, cerca di contenere la Cina con l’obiettivo di continuare a svolgervi il tradizione ruolo di  di stabilizzatore esterno. 

È proprio in questo contesto di contrapposizione che si deve incentrare la necessità di un mondo sostenibile, che sappia unire gli obiettivi anche di potenze contrapposte, andando alla ricerca di sistemi di integrazione per la circular economy e che sappiano mettere al centro anche la ricerca medica, per poter prevenire le future pandemie. La stessa pandemia da covid-19 era stata, più o meno, pre-annunciata dallo stesso Bill Gates, il quale è accusato dai No-Vax di essere il grande maestro del gioco pandemico, quando in realtà è semplicemente uno die più grandi investitori del WHO e della ricerca tecnologica e medica. Le prossime sfide saranno, per l’appunto queste: coniugare, nel grande gioco della politica internazionale la ricerca della sostenibilità a quella della salute umana. 

Non è una forzatura, quindi, pensare che questo accomunamento di obiettivo sia anche dettato dalla paura e dall’angoscia dei singoli cittadini, in grado id far tornare in maniera forte un senso di responsabilità individuale e collettiva, ampliando la cooperazione a livello globale. Se, quindi questa pandemia ci ha insegnato qualcosa, è appunto, la necessità di consapevolezza di abitare una casa comune e di prepararsi a ciò che sarà il futuro. 

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