ARTE&CULTURA

Turismo virtuale: una “quasi” realtà!

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«Il Turismo è l’insieme delle attività svolte dalle persone che effettuano uno spostamento o soggiornano al di fuori dell’abituale ambiente, per almeno 24 ore e comunque per un periodo non superiore ad un anno.» questa è la definizione data dall’Organizzazione Mondiale del Turismo, ma probabilmente oggi risulta un po’ obsoleta visto che non prende in considerazione il modo in cui l’evoluzione tecnologica ha influenzato il settore, che pende il nome di “industria 4.0”.

Il Covid ha colpito duramente il settore del turismo e il naturale istinto di sopravvivenza dell’industria ha portato ad un’accelerazione nell’evoluzione del turismo virtuale che, sfruttando le nuove tecnologie, ha offerto una via (da remoto) per mantenere una connessione con il pubblico.

Uno dei mezzi che meglio sfruttano la tecnologia sono i visori VR, che aiutano gli utenti ad entrare in contatto con l’ambiente digitale attraverso immagini e suoni, facendoli immergere completamente e facendoli interagire con ciò che li circonda attraverso vere e proprie simulazioni di realtà. I consumatori diventano dei “consumAttori” consapevoli delle scelte d’acquisto e il marketing li attira con funzioni di entertainment come esperienze sensoriali che coinvolgono a volte tutti e 5 i sensi. Parliamo ovviamente di clienti già predisposti ad utilizzare lo streaming live e il geotagging.

Il turismo virtuale fornisce la possibilità di visitare facilmente luoghi lontani o costosi o pericolosi, ma anche quelli troppo fragili (dove ci sono beni storici che non potrebbero essere maneggiati o percorsi). È uno strumento che abbatte tutte le barriere architettoniche e questo lo rende perfetto per i disabili.

La realtà virtuale può essere adattata a tanti canali del turismo, per esempio in campo alberghiero, dove si consente ai potenziali clienti di viaggiare all’interno delle stanze e avere un’anteprima di quello che li aspetterà quando arriveranno; in campo sportivo e congressuale dove, grazie alle videoconferenze, i clienti con i loro device possono interagire con coach e manager; nei viaggi e nella cultura dove si può letteralmente provare l’esperienza di un tuffo in mare o della visita di un monumento pur stando seduti sul divano di casa (come per la Regione Trentino e per il Touring Club con ArtAway); in campo enogastronomico dove sono nate collaborazioni per esaltare il coinvolgimento (come per Devour tours) e non far fallire il settore durante il lockdown; in campo aerospaziale dove la NASA utilizza la realtà virtuale e la realtà aumentata con i suoi simulatori spaziali esaltando il fascino delle stelle.

Affinché tutti i potenziali visitatori possano godersi le gioie del turismo virtuale nelle loro case, avranno bisogno di un accesso stabile a internet ma anche di occhiali VR.

Secondo uno studio di Capterra, condotto su oltre 1000 consumatori italiani, il 77% ha apprezzato le iniziative turistiche virtuali che sono state realizzate durante il 2020 e il 58% ha optato per svolgere un’attività ricreativa (mostre, eventi culturali, tour ed escursioni) in maniera virtuale, utilizzando come device per l’accesso il pc (54%) e lo smartphone (40%).

Il successo di queste forme di turismo alternativo nasce dall’ascesa dei social media, che negli ultimi dieci anni hanno visto i viaggiatori investire nella condivisione di ciò che sperimentano digitalmente e passare più tempo a guardare online le esperienze degli altri utenti.

Viaggiare in questo modo amplifica il desiderio degli individui di visitare i luoghi reali. Tramite un’accurata modellazione matematica e mappatura della posizione, un design accattivante e una tecnologia all’avanguardia si riesce a creare un’esperienza di viaggio virtuale in 4D realistica e coinvolgente.

Il turismo virtuale diventerà probabilmente un supplemento alle forme tradizionali di turismo.

Chi investe in questo settore sta scientemente decidendo di non monetizzare a breve termine, puntando a fidelizzare il cliente, per evitare così il rischio che un prezzo “elevato” possa allontanare i potenziali clienti che ancora non percepiscono bene il reale valore del servizio virtuale. Nonostante tutti questi aspetti positivi, questo tipo di turismo non potrà mai soppiantare una reale esperienza vissuta, il relax e l’adrenalina che ne derivano, la sensazione di evasione e le percezioni sensoriali date dall’ambiente e dai contatti umani. Inoltre, le comunità locali coinvolte abitualmente nel turismo tradizionale affronterebbero un’importante perdita di clienti. Serve pertanto una sinergia tra il reale e il virtuale per garantire al settore turistico una concreta ripresa post pandemia e un futuro stabile nel lungo termine.

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