PEDAGOGIA

Cooperative Learning: imparare, insieme.

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In una settimana come questa, dedicata alle cooperative e al valore della cooperazione, ci siamo chiesti quale fosse il modo migliore per parlare di crescita collettiva, apprendimento di gruppo e cooperazione in ambito educativo e dell’apprendimento; gli strumenti del nostro lavoro, in questo, ci hanno dato una mano e abbiamo distinto tre piani differenti d’indagine: il primo legato al Cooperative Learning, il secondo legato al processo di apprendimento condiviso con genitori e tutori, e il terzo legato ad una panoramica di cooperazione più ampia tra enti e scuole differenti.

Il Cooperative Learning costituisce una specifica metodologia di insegnamento attraverso la quale gli studenti apprendono in piccoli gruppi, aiutandosi reciprocamente e sentendosi corresponsabili del reciproco percorso. L’insegnante assume un ruolo di facilitatore ed organizzatore delle attività, strutturando “ambienti di apprendimento” in cui gli studenti, favoriti da un clima relazionale positivo, trasformano ogni attività di apprendimento in un processo di “problem solving di gruppo”, conseguendo obiettivi la cui realizzazione richiede il contributo personale di tutti.

Tali obiettivi possono essere conseguiti se all’interno dei piccoli gruppi di apprendimento gli studenti sviluppano determinate abilità e competenze sociali, intese come un insieme di “abilità interpersonali e di piccolo gruppo indispensabili per sviluppare e mantenere un livello di cooperazione qualitativamente alto.

Rispetto ad un’impostazione del lavoro tradizionale, la ricerca mostra che il Cooperative Learning presenta di solito questi vantaggi:

  • Migliori risultati degli studenti: tutti gli studenti lavorano più a lungo sul compito e con risultati migliori, migliorando la motivazione intrinseca e sviluppando maggiori capacità di ragionamento e di pensiero critico;
  • Relazioni più positive tra gli studenti: gli studenti sono coscienti dell’importanza dell’apporto di ciascuno al lavoro comune e sviluppano pertanto il rispetto reciproco e lo spirito di squadra;
  • Maggiore benessere psicologico: gli studenti sviluppano un maggiore senso di autoefficacia e di autostima, sopportano meglio le difficoltà e lo stress.

Viene così a crearsi una sorta di interdipendenza positiva, per cui gli studenti si impegnano per migliorare il rendimento di ciascun membro del gruppo, non essendo possibile il successo individuale senza il successo collettivo.

Il secondo campo di indagine riguarda invece il coinvolgimento delle famiglie all’interno del processo formativo dei ragazzi in un’ottica di cooperazione scuola-famiglia. In questa prospettiva si tratta di sviluppare una riflessione sulle modalità di rapporto della scuola con i genitori, che veda questi ultimi partners, capaci di dare un contributo rilevante al processo formativo delle giovani generazioni. Molteplici esperienze, attivate dalle istituzioni scolastiche, di dialogo e promozione dei genitori hanno rappresentato un prezioso sostegno per i genitori stessi, per il loro sempre più difficile e impegnativo compito educativo. E’ un dialogo che si traduce in una sinergia di responsabilità fra istituzioni scolastiche e genitori, che sostiene questi ultimi in un percorso di maturazione educativa, perché lavorare con i propri figli costituisce un’occasione favorevole per crescere anche personalmente come adulti. Infatti, il genitore, considerato come cliente, elabora un’immagine di sé come persona dipendente dalle opinioni dei cosiddetti esperti, si riduce ad una condizione di passività rispetto alle proposte della scuola e spesso viene giudicato anche inadeguato rispetto all’educazione dei suoi stessi figli. Invece, il genitore, considerato come partner, sviluppa una percezione di sé positiva e propositiva, fino ad assumersi la consapevole responsabilità di contribuire attivamente e con competenza all’ elaborazione del piano della offerta formativa della scuola, di cui si sente parte attiva e collaborante. In questa inedita dimensione, i genitori, uscendo dalla mentalità della delega e da atteggiamenti di rinuncia e di passività, si riappropriano del proprio ruolo educativo ed assumono soggettività nella relazione istituzionale scuola-famiglia. Non si sentono quindi semplici “utenti” del processo educativo e formativo dei figli, bensì soggetti attivi di tale processo.

In ultima istanza abbiamo riflettuto sul valore della cooperazione tra soggetti e enti diversi che si occupano di apprendimento, formazione ed educazione. Si, perché la collaborazione deve essere anche un modo per fare circolare le informazioni, per costruire spazi di discussione e di confronto, perché “l’innovazione” diventi patrimonio diffuso! Una cooperazione reale, infatti, tra questi soggetti (scuole diverse, ambienti formatici extra-scolastici ecc.) che operano nel sistema scuola e non solo eviterebbe le ridondanze e gli sprechi in termini sia di denaro che di capitale umano a cui spesso assistiamo.

Insomma, è chiaro quindi che in ambito formativo quella della cooperazione sia una scelta vincente, per ragazzi, famiglie ed insegnanti. Perchè, diventare grandi, imparare cose nuove e farlo insieme è un gioco serio!

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