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Cooperazione Internazionale: dalla nascita alle sfide future, tra conquiste ed errori

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Nell’immediato dopoguerra, nel mondo squassato da due conflitti planetari ravvicinati, si ristabilirono i rapporti internazionali e nacque la cooperazione internazionale allo sviluppo. La CIS rappresenta un insieme di pratiche e scambi che, in nome della solidarietà umana, mirano allo sviluppo economico e sociale dei paesi più poveri.

La cooperazione internazionale ebbe origine nel 1945 con il Piano Marshall, il sistema di supporto finanziario e umanitario mirato alla ricostruzione post-bellica dell’Europa occidentale, che legherà i paesi beneficiari in un rapporto di fedeltà e dipendenza con gli Stati Uniti.

Analogo processo vide la luce nel blocco opposto, quello comunista, con il Patto di Varsavia, lanciato dall’Unione Sovietica. 

Da qui, accordi dello stesso genere legheranno stati di entrambi i versanti a paesi del terzo mondo. 

È la nascita della cooperazione bilaterale, il sistema di aiuti tra stati che vede spesso impegnati direttamente apparati dei ministeri degli esteri, con la creazione di apposite agenzie, la più nota delle quali è la statunitense USAID.

Alla bilaterale si affiancò, nel dopo-guerra, un’altra forma di cooperazione internazionale allo sviluppo, chiamata multilaterale. La cooperazione multilaterale è operata da organizzazioni sovranazionali istituite dagli stati. Al centro di essa c’è l’ONU, con le diverse agenzie che lo compongono. Altri soggetti della cooperazione multilaterale sono la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. La cooperazione multilaterale si fonda su trattati e direttive che fissano gli obiettivi delle organizzazioni.

A tali forme di cooperazione centralizzata, mirate soprattutto a una forte industrializzazione, alla realizzazione di grandi opere, alla meccanizzazione agricola, si affiancò, negli anni ’60, un nuovo sistema di cooperazione, quello delle organizzazioni non governative. Le ONG, nate negli anni delle contestazioni, vedono impegnati soggetti privati, associazioni e gruppi, laici e religiosi in uno spazio prima occupato esclusivamente da governi e istituzioni internazionali.

Questo universo, formato da migliaia di volontari, inizierà la propria opera soprattutto con operazioni caritatevoli, passando in seguito ad adottare forme più strutturate di intervento, su specifici territori, attraverso lo sviluppo di progetti.

Il lavoro delle ONG è andato espandendosi negli anni mentre la cooperazione governativa ha affrontato periodi di grandi difficoltà. Negli anni ’80, la crisi petrolifera e l’innalzamento dei tassi di interesse, portarono alla luce l’insostenibilità del modello di sviluppo sostenuto e finanziato dalle organizzazioni e istituti internazionali. La crisi del debito, ossia l’incapacità di alcuni paesi di restituire i prestiti ricevuti, portò letteralmente al fallimento alcuni stati con conseguenze drammatiche sulle popolazioni e sugli assetti economici mondiali.

A partire dagli anni ’90 si assistette a un sostanziale riassetto del settore. La caduta dell’Unione Sovietica e la fine della contrapposizione tra i due blocchi diminuirono l’interesse strategico della cooperazione internazionale. Terrorismo e guerre che si originarono portarono l’attenzione della cooperazione sui temi legati alla sicurezza spostando il focus sulle emergenze umanitarie piuttosto che sulla progettazione di lungo periodo.

In tale contesto, si sviluppò una nuova forma di cooperazione, quella decentrata, per definizione svincolata dai governi centrali, che mette in relazione territori e comunità. La cooperazione decentrata coinvolge nuovi soggetti (autorità locali, ONG, scuole, associazioni, università, imprese, sindacati ecc.) mirando ai principi di reciprocità e co-sviluppo.

La cooperazione internazionale, come visto, è un sistema complesso e in divenire, che ha generato luci e ombre nel corso della sua storia. Un settore ampio e variegato che potrà ricoprire un ruolo fondamentale in un mondo minacciato dai cambiamenti climatici e dalle conseguenze economiche e sociali della pandemia di COVID-19.

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