GEOPOLITICA

Un mondo in fuga per nazioni che non accolgono!

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Secondo le ultime stime dell’UNHCR (United Nations Refugee Agency), l’1% della popolazione mondiale è in fuga; tra le maggiori cause: guerre, carestie e cambiamenti climatici.

Nell’ultimo anno il Covid-19 ha causato restrizioni, lockdown, stop a viaggi e mobilità ma nonostante tutto il numero dei rifugiati non si è fermato. I dati che riportiamo sono quelli del 2020, pubblicati con il rapporto dell’Agenzia ONU per i rifugiati ed affermano che 80 milioni di civili sono stati costretti a fuggire.

La pandemia ha sicuramente rallentato la crescita del numero dei rifugiati ma il fenomeno resta altamente preoccupante; nel 2020 il numero di migranti forzati è aumentato di 10 milioni di unità, leggermente in decrescita rispetto al numero del 2019; ma fuggono da dove e soprattutto per cosa?

In cima alla lista delle cause troviamo le guerre, che sono quelle che hanno causato 6,6 milioni di rifugiati dalla Siria,  3,7 milioni dal Venezuela, 2,7 milioni di persone che fuggono dall’Afghanistan, 2,2 milioni di persone che fuggono dal Sud-Sudan e 1,1 milioni di persone dalla Birmania; numeri eloquenti e destinati purtroppo ad aumentare a causa del colpo di Stato dello scorso febbraio in Birmania, della guerra in Yemen che non cenna a placarsi, delle rivolte in Siria dopo la vittoria delle elezioni “farsa” di maggio che hanno portato alla vittoria di Assad. In questa tremenda classifica ci sono anche i minori che, nel 2020, sono stati stimati per un totale di 30-34 milioni, che rappresenta un numero elevatissimo. Insomma, circa l’82% del totale del numero di rifugiati proviene da appena 10 Paesi che risultano essere tra i più poveri del mondo.

Gillian Triggs, esponente dell’UNHCR, lo scorso ottobre 2020, ha espresso grande preoccupazione per la chiusura delle frontiere a causa del Covid-19, soprattutto perché molti Stati hanno iniziato a rinnegare il riconoscimento del diritto di asilo; ultimo fra tutti la Danimarca che, lo scorso 3 giugno, ha promulgato una legge per cui i rifugiati che chiedono asilo in Danimarca vengono spediti in paesi terzi; casualmente, proprio  il giorno seguente è saltato fuori un accordo bilaterale sulla politica migratoria tra Ruanda e Danimarca e questo ha allarmato non poco Bruxelles ed anche l’ONU, le quali temono che i richiedenti asilo vengano spediti nel Paese africano. Il fenomeno migratorio in generale, quindi, non è da considerarsi a breve termine, in quanto da ormai 10 anni vi sono evidenze di come gli esodi forzati siano ormai una costante nella vita geopolitica del nostro mondo a causa dei conflitti, della povertà, delle carestie e, nell’ultimo periodo, anche a causa dei cambiamenti climatici.

Un altro dato preoccupante è il numero di rifugiati che non riesce a fare ritorno a casa; molti fuggono sperando di poter tornare dai propri cari o che la situazione politica nel proprio Paese possa migliorare; speranze puntualmente disattese. Altro motivo di grande preoccupazione è che molti civili che fuggono da situazioni tragiche nel proprio paese, vengono successivamente ospitati in Paesi afflitti da sicurezza alimentare e malnutrizione grave; questo è dimostrato dal fatto che molti richiedenti asilo vivono attualmente in Paesi in via di sviluppo, come l’India. A questo numero si oppone quello delle persone che vengono accolte annualmente in regioni sviluppate, che è pari ad appena il 16%, ovvero una media di 2,7 rifugiati ogni mille abitanti nei paesi a medio-alto reddito. I dati sono evidenti: in Italia vi sono 3 rifugiati ogni mille abitanti, a Malta 20 ogni mille e addirittura 25 ogni mille abitanti in Svezia. L’invasione di cui si sente parlare quasi quotidianamente, quindi, è pura propaganda xenofoba.

I dati ufficiali del Global Trends report, smontano totalmente questa narrazione che vuole a tutti i costi alzare muri e barriere per lasciare le persone in balia delle onde, delle intemperie tra i Balcani o ad un destino di povertà assoluta nei campi profughi.

Volendo provare ad analizzare il lato opposto della medaglia, possiamo notare come i Paesi che ad oggi ospitano più rifugiati sono rispettivamente la Turchia con 3,6 milioni di unità, di cui molti a spese dell’Unione europea, che destina ogni anno 6 miliardi di euro per la gestione dei campi profughi; in Pakistan ed in Colombia sono rispettivamente 1,4 e 1,8 milioni di persone ed infine la Germania, la quale ospita 1,1 milioni di rifugiati, di cui la maggior parte siriani.

A causa delle numerose guerre il numero dei rifugiati continua a crescere in maniera esponenziale tranne che nell’ultimo anno, proprio a causa della pandemia da covid-19, come già detto in precedenza. Pur continuando a crescere il numero dei rifugiati, non aumenta in maniera proporzionale il numero di finanziamenti all’Agenzia per i rifugiati dell’ONU che ad oggi si basa quasi totalmente su contributi volontari; l’86% di questi fondi deriva da Paesi che fanno parte dell’Unione europea, la quale, tuttavia, non ha una politica migratoria comune; il 3% proviene da altre organizzazioni intergovernative, mentre il 10% da fondazioni, singoli individui ed anche settore privato; il restante sono finanziamenti derivanti dal budget annuale delle Nazioni Unite.

Troppo poco per 80 milioni di persone che fuggono e che non riescono a trovare ospitalità; uno sforzo esiguo perché è proprio nei fora internazionali che bisogna incominciare a promulgare politiche attive di accoglienza; un impegno limitato perché non si parla di una condizione passeggera, ma di una realtà che attanaglia le persone anche per periodi superiori ai 20 anni.

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