ENERGIA&AMBIENTE

Repubblica Green e circular economy!

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Gli ultimi dati di Symbola hanno mostrato come l’Italia continua a perseguire quel percorso virtuoso iniziato anni fa nell’ambito della raccolta differenziata e del rispetto dell’ambiente; i dati, usciti lo scorso marzo hanno messo in evidenza come l’Italia ricicla il 79% dei rifiuti riciclati. A seguire l’Italia vi sono, in ordine, Francia e Germania, che rispettivamente riciclano il 56% ed il 43%. 

Il percorso virtuoso menzionato prima è un processo avviato nel 2010, che ha visto una crescita del 16% fino al 2018. I dati Eurostat del 2020, invece, avevano messo in evidenza come il nostro Paese fosse diventato il primo per un incremento di materiali recuperati e riusati nella produzione di nuovi beni da materiali riciclati. A livello europeo, nel periodo 2010-2017, si è avuto un forte calo nell’ambito della circular economy in Lussemburgo, Finlandia e Spagna, che hanno perso in media il 9%. 

Andando ad analizzare i dati si può affermare che il modello italiano funzioni per due motivi principali: la quantità del materiale avviata al riciclo è maggiore rispetto a quella degli altri prodotti e questo comporta, di conseguenza, un aumento del valore economico dell’intera fiera del riciclo, che comprende sia la raccolta che la produzione industriale. Il processo di gestione e smaltimento dei rifiuti nel nostro Paese ha assunto un una rilevanza sempre maggiore per i governi che si sono susseguiti, avendo capito che il riciclo è un’opportunità importante per il rilancio della nostra economia, nonché una crescita come leader europeo in questo settore. Ad esempio, vi è il documento “Verso un modello di economia circolare per l’Italia“, sottoscritto dal Ministero dell’Ambiente e dal Ministero dello Sviluppo Economico. Questo documento rappresenta un ottimo punto di partenza per rendere la circular economy un vero valore aggiunto per l’Italia.

Se vogliamo considera il valore assoluto annuale per il riciclo, lo Stivale tratta oltre 56 milioni di tonnellate di rifiuti riciclati, al netto dell’import-export che ne deriva dal settore. L’Italia, tuttavia, al secondo posto dopo la Germania in termini di fatturato e addendi nel settore della preparazione del riciclo. Il successo dell’Italia segnate nell’ultimo anno, secondo le ipotesi del Ministero possono essere riassunte in questi punti. In primo luogo, i Paesi del Nord Europa, che vantano un’efficienza eccezionale nel campo, bruciano metà della spazzatura nei termovalorizzatori per produrre energia. Questo, inevitabilmente, abbassa la percentuale di rifiuti riciclati. In secondo luogo, i Paesi dell’Est, al contrario, non hanno ancora sviluppato una sensibilità nei confronti del riciclaggio. Infine, sempre in alcuni di questi Paesi, il riciclo dei rifiuti arriva appena al 20%. Chiaramente questi valori finiscono per abbassare fortemente la media europea.

Nonostante gli alti tassi di riciclo in Italia, l’utilizzo del materiale creato da rifiuti si attesta appena all’11%, nonostante il dato sia in forte incremento tra il 2020 ed il 2021. Quando si parla di riutilizzo del materiale creato da rifiuti si intende la capacità di non estrarre un nuovo materiale per la creazione di oggetti nuovi da mettere sul mercato. Per identificare il livello statale esiste, a livello europeo, un indicatore noto come “tasso di utilizzo del materiale circolare”, che indica la capacità di contributo dei materiali di riciclo nel mercato generale. Il problema italiano rispetto a tale questione risiede nel fatto che molti dei materiali presenti sul mercato generale rientrano in quei materiali fin troppo complessi da poter essere riutilizzati, in quanto sono derivanti da combustibili fossili o da biomassa consumata con foraggio. 

Per poter andare ad incrementare una filiera che ormai nel “Bel Paese” è in espansione andando a segnare ottimi risultati a livello europeo è necessario, in conclusione una piccola analisi sulle differenze dei materiali riciclati e delle continue incongruenze presenti a livello statale; innanzitutto in Italia, gli ultimi dati risalenti al rapporto sui rifiuti urbani del 2017, ha mostrato come il flusso di riciclo italiano si basa soprattutto su riciclo di plastica carta, vetro, metalli e tessili, che compongono il 48% del totale dei materiali riciclati in Italia; i restanti materiali si compongo di rifiuti misti e rifiuti chimici. Sempre secondo tale rapporto le incongruenze sulla raccolta differenziata a livello statale sono ancora troppo ampie. Le città più virtuoso sono Trento, Aosta, Perugia e Milano, seguite da Torino, Roma e Napoli; tale dato considera anche i costi pro-capite per la gestione dei rifiuti, andando ad evidenziare come più una città attua una policy meticolosa e precisa nella gestione dei rifiuti, più i cittadini pagano meno. A Trento, il costo è di 152 euro annui, in confronto ai 305 euro di Palermo che è la città con il tasso di raccolta differenziata più bassa, appena al 7,2%.

Gli ottimi risultati italiani, alla luce di tali dati, mostrano come il paese stia seguendo una strada all’insegna della circular e della green economy, ma che mostra ancora delle forti lacune tra Nord e Sud che bisogna assolutamente affrontare per poter essere leader a livello europeo nel riciclo dei rifiuti. 

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