ECONOMIA

Il microcredito come scelta di sviluppo finanziario per l’Africa

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A partire dagli anni ’90 il microcredito è stato un cardine per lo sviluppo finanziario dell’Africa, grazie ad esso, infatti, si è riusciti a portare avanti progetti per promuovere forme di empowerment economico, di autoimpiego e per sostenere la nascita e la crescita di piccole imprese. 

Per far fronte alla perdita di lavoro e alla conseguente diminuzione di reddito, la maggioranza della popolazione è stata costretta a vendere i propri averi (oggetti o animali) per ottenere in cambio cibo. Idealmente i sussidi statali avrebbero potuto colmare il divario finanziario, ma in molti casi le casse pubbliche sono risultate vuote. Il microcredito, ovvero il prestito di piccole somme a persone bisognose per avviare o espandere piccole imprese, è risultato essere un modo efficace per alleviare la povertà. Le persone disagiate di solito non possono prendere prestiti dalle banche commerciali perché mancano di garanzie, sono a rischio di credito o vivono in zone troppo lontane e isolate. L’unica soluzione per queste persone era quella di rivolgersi agli strozzini, che prestano denaro senza chiedere garanzie imponendo in cambio di tassi d’interesse giornalieri che si aggirano intorno al 10-20%. Il mancato rimborso delle somme prese in prestito provocava conseguenze fisiche molto gravi; dalla rottura delle gambe fino alla morte. 

È in questo contesto socio-economico che nel 2006 nasce in Bangladesh, la Grameen Bank, da un’idea di Muhammad Yunus, per la quale ha vinto il premio Nobel per la pace. Nel modello Grameen, vengono prestate piccolissime somme di denaro alle donne, spesso appena 25 dollari, per avviare un’impresa. La scelta di preferire le donne nasce dalla consapevolezza che useranno il reddito aggiuntivo per nutrire e vestire i propri figli, mentre gli uomini non si farebbero scrupoli a spenderlo tutto in alcol. Questo modello si presta molto bene alle comunità africane, collaborative e unite. Prestare denaro a gruppi di persone che si conoscono bene permette un controllo che parte dal gruppo stesso, consentendo agli agenti delle banche di risparmiare tempo e fatica nella ricerca di garanzie. La donna coinvolta riesce a sostenere così una famiglia di cinque membri e solo quando questa donna avrà ripagato il dovuto, la banca concederà un altro microcredito ad un’altra donna del gruppo. La pressione dei pari assicura che i tassi di default siano minimi. La maggioranza delle donne africane è esclusa dai tradizionali circuiti finanziari: non potendo offrire garanzie economiche non ricevono credito e non possono avviare attività che consentano di uscire dall’indigenza. È qui che interviene la microfinanza, concedendo loro un’opportunità. La microfinanza è uno strumento di sviluppo che può produrre impatti fondamentali sotto il profilo sociale ed economico, soprattutto se orientata al sostegno dell’imprenditoria femminile, che reinveste nell’economia locale il guadagnato, per esempio, per pagare le tasse scolastiche, le cure mediche, acquistare piccoli mezzi di locomozione o attrezzature per la tessitura. Le donne africane sono spesso il cuore e l’anima della famiglia e della comunità, hanno desiderio di costruire per sé e per la propria famiglia una vita migliore; sono responsabili e competenti nella gestione del denaro e lo utilizzano con attenzione.

Uno dei problemi che si riscontrano in Africa, nasce dalle numerose famiglie nomadi, che si spostano in continuazione senza avere il tempo di creare una comunità o di conoscere i loro vicini. Per permettere anche a queste famiglie di essere aiutate, si è adottato un “prestito a gradini”, dove il mutuatario mette parte dei soldi per suo conto e riceve in cambio la stessa cifra dalla banca, se ripaga nei tempi pattuiti il prestito allora ne otterrà un altro di entità superiore.

Il tema del microcredito legato alla povertà è stato affrontato dai principali player mondiali. Nel 2016, la Microcredit Summit Campaign si era prefissata due obiettivi: raggiungere 175 milioni di famiglie poverissime con la microfinanza; aiutare 100 milioni di famiglie a risollevarsi dalla povertà estrema. La campagna ha iniziato a concentrarsi non solo sul numero di clienti, ma anche su come l’accesso alla microfinanza influisce sulla vita delle famiglie che prendono il prestito, registrando i progressi che si verificavano nel tempo. La Banca Mondiale sta lavorando per garantire la fine della povertà estrema entro il 2030. Si era posta anche il proposito di consentire l’accesso finanziario universale entro il 2020 (traguardo ufficialmente non raggiunto). Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite, ratificati da 193 nazioni, hanno la finalità di sradicare la povertà, in tutte le sue forme, ovunque e mettere a disposizione di tutti un’ampia gamma di servizi finanziari è uno degli obiettivi chiave per il raggiungimento di questo. Banca Etica sostiene da anni l’accesso al credito per le popolazioni svantaggiate e ha avviato nel 2018 il collocamento di un nuovo Prestito Obbligazionario, il primo dedicato al microcredito in Africa. Si tratta di una forma di risparmio vincolato, con l’obiettivo di reperire risorse per finanziare progetti sociali a medio-lungo termine a organizzazioni non governative e istituzioni di microfinanza. 

Uno schema di microcredito ben gestito può essere autosufficiente, promuove l’impresa piuttosto che la dipendenza economica, ed ottenere tassi di rimborso superiori al 98%. 

Nel 2018, VisionFund, un ente di beneficenza di microprestiti, e Global Parametrics, un’impresa che analizza dati climatici e sismici, hanno lanciato un programma non governativo di assicurazione climatica che offre microfinanza a circa 4 milioni di persone in sei paesi dell’Asia e dell’Africa colpiti da calamità legate al cambiamento climatico. Negli ultimi decenni, i disastri naturali stanno diventando più frequenti e gravi. Colpiscono in modo sproporzionato i paesi poveri, dove molti vivono grazie ai terreni agricoli. Spesso è proprio all’indomani di un disastro che il credito è più difficile da ottenere. Con l’aumento dei prestiti in sofferenza e la percezione di un rischio elevato, le istituzioni di microfinanza (IFM) frenano i prestiti. In questi casi, il “prestito di recupero”, ovvero i piccoli prestiti a condizioni speciali, possono fungere da “rete di sicurezza” aiutando le famiglie colpite a riavviare le imprese. Nel 2016, utilizzando una sovvenzione di 2 milioni di sterline dal governo britannico, le IFM di VisionFund hanno fornito microprestiti a 14.500 famiglie in Kenya, Malawi e Zambia colpite da El Niño che aveva causato gravi siccità e inondazioni. 

Un’altra questione importante da affrontare quando si parla di microcredito in Africa è la questione sanitaria. L’AIDS, spesso causa il default dei mutuatari, o perché sono troppo malati per lavorare, o perché le spese mediche della loro famiglia sono aumentate vertiginosamente. Un sondaggio condotto su microimprenditori in 14 paesi africani ha rilevato che il 95% aveva problemi a pagare le spese mediche, il 77% aveva problemi a pagare i funerali e la metà aveva difficoltà a trovare denaro per prendersi cura degli orfani, figli di persone morte di AIDS. Un modo per affrontare queto problema è quello di incrementare l’istruzione e la conoscenza. Per esempio, in Burkina Faso, dove la diarrea è un killer, chi vuole mettere le mani su un prestito deve prima imparare a lavarle mentre nell’Africa orientale e meridionale, molti fruitori del microcredito promuovono la vendita di preservativi. Purtroppo, è proprio sotto il tema della sanità che il microcredito sta fallendo uno dei suoi più grandi test, quello dell’affrontare la pandemia. Il Covid-19 sta mettendo a dura prova i rimborsi, solitamente effettuati in contanti e di persona, che sono precipitati, poiché quasi un terzo dei mutuatari non dispone di liquidità sufficiente per far fronte ai deflussi di cassa. Secondo CGAP, un think tank di Washington, più di due terzi delle IFM hanno tagliato i prestiti.

Ultima questione da affrontare in merito al microcredito africano, è quella delle regolamentazioni governative, troppo spesso frammentarie e con molte scappatoie. Sono diventate un problema serio poiché gli alti tassi di rimborso del settore hanno attirato prestatori a scopo di lucro, alcuni dei quali richiedono titoli di proprietà come garanzia, addebitano tassi di estorsione e utilizzano tattiche pesanti per riscuotere pagamenti. Alcuni economisti hanno scoperto che gli effetti del microcredito sugli investimenti, entrate e consumi, sono piccoli e incerti. Di conseguenza sta diminuendo l’interesse per il settore da parte di investitori e donatori blue-chip. Senza microcredito, più persone in situazioni disperate si rivolgeranno a strozzini e prestatori di pegno, con il rischio di cadere in una spirale di debiti. Cosa fare? A breve termine, le IFM necessitano di sostegno, i donatori e gli investitori dovrebbero considerare moratorie, riprogrammazioni o iniezione di capitale. A lungo termine i governi devono reprimere i prestiti predatori e rendere le regole più coerenti e uniformi. Ciò impedirà lo sfruttamento delle persone vulnerabili e aiuterà anche a ripristinare la fiducia nelle aziende legittime di microprestiti.

Per fonte e approfondimenti: https://www.economist.com/

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