ENERGIA&AMBIENTE

Africa: tra conflitti, cambiamenti climatici e sviluppo sostenibile!

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La sostenibilità in Africa

Per un Continente immenso come l’Africa, parlare di uno sviluppo comunitario unico è un qualcosa di impossibile da immaginare, ma che negli ultimi anni ha acquisito sempre più valore, andando soprattutto a puntare verso la crescita di progetti ambientali. 

Il Continente africano è quello più colpito dai cambiamenti climatici e di conseguenza dal degrado ambientale; per cercare di capire che tipo di correlazione corre tra politiche, sviluppo sostenibile ed ambiente sono stati sviluppati periodo dei veri e propri indicatori che possono far capire meglio cosa siano i sistemi ecosistemici a cui si fa riferimento quando si parla di sostenibilità e green economy, che ad oggi è un vero e proprio mantra, ma anche uno dei vettori che può spingere l’economia a diventare sostenibile. Innanzitutto è necessario capire cosa sia un sistema ecosistemico, ovvero la capacità dei processi e dei componenti naturali di fornire beni e servizi che soddisfino, in maniera diretta o indiretta, le necessità dell’uomo e di tutte le specie; proprio per questo motivi i primi sistemi ecosistemici sono definiti come suolo, acqua, aria, elementi che si basano su 4 indicatori fondamentali: 

  1. Supporting, ovvero tutti quei servizi che possono garantire la conservazione della diversità biologica;
  2. Regulating, che sono quei processi in grado di garantire delle funzioni regolative del sistema in questione, come il riciclo dei rifiuti;
  3. Provisioning, l’insieme di tutte quelle fonti naturali che sono fornitura e prodotto degli stessi ecosistemi, come l’acqua e l’aria;
  4. Cultural, in quanto i sistemi ecosistemici forniscono non solo una essenziale funzione naturale, ma contribuiscono alla salute umana e al suo sviluppo cognitivo.  

Applicando tali parametri alla situazione che viviamo attualmente a livello globale è evidente come non solo molti Paesi siano sotto il livello minimo di garanzia di tali sistemi ecosistemici, ma anche di come il Continente africano sia il primo a subire gli effetti dei cambiamenti climatici. 

Molti studi hanno inoltre dimostrato come le capacità indigene e istituzionali africane modulano la gestione del perseguimento della sostenibilità ambientale non tanto a seconda delle necessità, quanto come una garanzia di guadagno economico. Questa lacuna osservata sulla sostenibilità ecologica offusca la comprensione dell’entità dell’influenza che i fattori istituzionali possono avere nel garantire che l’ambiente sia preservato in modo da equilibrare i guadagni di benessere delle generazioni imminenti e contemporanee; è inoltre evidente come le istituzione forti, intese in termini di capacità di fornire i “prodotti” della democrazia e delle regole, a volte monarchiche nelle varie comunità africane, siano l’unico modo per garantire la trasformazione verso una sostenibilità ambientale attraverso delle formule strategiche in linea con la situazione sociale, economia e politica del Continente stesso.  

L’Africa tra conflitti e lotta ai cambiamenti climatici 

I continui record di emissioni di gas serra a livello globale non solo sono un segnale negativo per il globo, ma stanno anche avendo delle forti implicazioni sulle prospettive di sviluppo in Africa. 

Da molto tempo l’IPCC, la principale autorità mondiale per la valutazione della scienza del cambiamento climatico, afferma che è ancora possibile limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 ° C, se, e solo se, ci sono “transizioni rapide e di vasta portata in terra, energia, industria, edifici, trasporti e città “. Considerando l’Africa, che negli ultimi anni ha subito estremi climatici sempre più frequenti ma soprattutto più intensi, se si superasse il +1,5°C, si avrebbero delle conseguenze catastrofiche e profonde; si prevede che gli aumenti della temperatura nella regione saranno superiori all’aumento della temperatura media globale con un conseguente  aumento delle notti calde e ondate di calore più lunghe e frequenti.

Ogni rischio maggiore dato dal cambiamento climatico, infatti,  aggiunge maggiori conseguenze per l’Africa sotto forma di maggiore siccità, più ondate di calore e più potenziali fallimenti dei raccolti.

Nell’ambito dell’accordo di Parigi, i paesi si sono impegnati a livello nazionale a prendere provvedimenti per ridurre le emissioni e rafforzare la resilienza. Il trattato ha anche chiesto un maggiore sostegno finanziario dai paesi sviluppati per assistere gli sforzi di azione per il clima dei paesi in via di sviluppo.

Secondo l’IPCC, le proiezioni mostrano che la regione del Sahel occidentale sperimenterà l’essiccazione più forte, con un aumento significativo della durata massima dei periodi di siccità; tutto ciò avrà anche delle conseguenze differenziate su tutto il territorio africano:  l’Africa centrale vedrà una diminuzione della durata dei periodi di pioggia e un leggero aumento delle piogge abbondanti; l’Africa occidentale è stata identificata come punto caldo del cambiamento climatico con una più che probabile riduzione  dei raccolti e con conseguenti impatti sulla sicurezza alimentare; l’Africa meridionale è destinata a diventare più secca, con l’aumento della frequenza della siccità e del numero di ondate di calore verso la fine del 21 ° secolo.

Infine, un continuo aumento anche superiore al +1,5°C, avrebbe delle conseguenze ancora più catastrofiche: un aumento del numero di giorni asciutti consecutivi in ​​Namibia, Botswana, Zimbabwe settentrionale e Zambia meridionale; nel Sahel si avrebbe una ulteriore diminuzione di risorse di terra e di acqua, proprio in un area in cui si stima una crescita annua media della popolazione pari al 2,8%. 

In un Continente già violentato dal terrorismo jihadista, scontri tribali, povertà e colonialismo, il cambiamento climatico sarebbe l’ennesimo fattore moltiplicatore di minacce, aggravando problemi già esistenti e aumentando i conflitti. 

L’opportunità di Africa2063

L’Agenda Africa2063 è un progetto che vuole trasformare l’Africa nel Continente energetico del mondo; attraverso tale Agenda si vuole cercare di garantire uno sviluppo inclusivo e sostenibile, basandosi su quei principi che da sempre hanno caratterizzato l’Africa attraverso il concetto di panarabismo, sentimento ben radicalizzato in tutto il Continente fin dalle prime lotto anti-coloniali dello scorso secolo: unità, autodeterminazione, indipendenza ed autodeterminazione. La genesi dell’Agenda 2063 è stata la realizzazione da parte dei leader africani della necessità di ridefinire le priorità africane e di dare la priorità allo sviluppo sociale ed economico inclusivo fino all’integrazione continentale e regionale.

La dichiarazione, firmata nel 2015 ad Addis Abeba,  ha segnato la dedizione dell’Africa verso il raggiungimento di un’Africa integrata, prospera e pacifica, guidata dai propri cittadini, che rappresenta una forza dinamica nell’arena internazionale e l’Agenda 2063 è la manifestazione concreta di come il continente intende realizzare questa visione. La volontà principale è quella di segnare una traiettoria di sviluppo nei prossimi 42 anni a causa, soprattutto, delle trasformazioni strutturali e sociali in corso; tutto questo nell’ottica di una  maggiore unità dell’Africa che la renderebbe una potenza globale da non sottovalutare e capace di raccogliere sostegno attorno alla propria agenda comune.

L’Agenda 2063 racchiude non solo le aspirazioni dell’Africa per il futuro, ma identifica anche i principali programmi faro che possono stimolare la crescita economica e lo sviluppo dell’Africa e portare alla rapida trasformazione del continente.

L’Agenda 2063 identifica anche le attività chiave da intraprendere nei suoi piani di attuazione decennali che garantiranno che l’Agenda 2063 fornisca risultati di trasformazione sia quantitativi che qualitativi per la popolazione africana.

Proprio per questo motivo il continuo sforzo congiunto all’interno del Continente può aprire un ciclo di esaminazione delle possibilità africane di delineare strategie e misure politiche necessarie per trasformare l’Africa non più come Continente del terzo mondo, ma come veicolo trainante o per lo meno competitivo, alla pari dei giganti attori internazionali. 

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