GEOPOLITICA

Diritti Civili: la geopolitica dell’OmoBiTransfobia!

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Quando si parla di diritti umani è impossibile non parlare anche dei diritti delle persone LGBTIQ. La situazione presente, nel mondo è allarmante, nonostante un lieve miglioramento nell’ultimo decennio, in molti Paesi, soprattutto in Asia, Africa e Medio-Oriente, i rapporti tra persone dello stesso sesso sono puniti con pene severe, se non ancora con la morte. Anche in Europa, come in Cecenia, esistono ancora oggi delle legislazioni atte alla penalizzazione dei rapporti omosessuali.

La questione dei diritti fondamentali divenne di primaria importanza con il riconoscimento del diritto soggettivo dello status di rifugiato LGBTI nella Convenzione di Ginevra del 1951, che poteva essere richiesto da chiunque fosse perseguitato per motivi di razza, religione, cittadinanza, opinioni politiche. In principio, nelle line guida dell’UNHCR non vi erano particolari riferimenti identitari delle caratteristiche che potevano essere inserite negli elementi rilevanti della definizione di rifugiato mentre, successivamente, il riconoscimento di rifugiato LGBTI è stato ampliato indipendentemente dalla situazione di guerra o meno in Patria, in quanto, anche in Paesi che sono considerati sicuri si possono verificare persecuzioni a causa della propria identità di genere o orientamento sessuale. 

I dati del 2020 mostrano come, ancora oggi, l’omosessualità sia ritenuta un reato in 67 Paesi del mondo anche se il dato è in continua diminuzione dal 2006, quando erano 92 i Paesi in questione; fino al 1989, invece, l’omosessualità era classificata come una malattia mentale dall’OMS e fino al 1990 erano imposte delle vere e proprie cure a uomini e donne in salute, ma ritenuti “colpevoli” di essere omosessuali. Se consideriamo, invece, Paesi come l’Arabia-Saudita, lo Yemen, l’Iran o la Nigeria, la pena di morte per gli omosessuali è ancora presente. Sempre i dati del 2020 mostrano che non solo vi sono diverse sfumature per il riconoscimento dei rapporti omosessuali, con una differenza tra matrimonio ed unione civile, ma che vi sia inoltre la presenza di 28 differenti tipi di unioni civili in altrettanti Paesi; diversa è, invece, la questione dell’adozione, possibile in soli 27 Paesi, mentre in 30 Paesi è consentita la step-child adoption. 

Considerando invece l’Europa, la situazione è leggermente migliore. I Paesi meno omofobi dell’Europa, ma anche del Mondo, sono proprio l’Olanda e la Svezia, seguite da Spagna, Germania e Francia; segue l‘Italia, in cui ancora oggi il sentimento omofobico è presente e radicalizzato in alcune porzioni della nostra società. Sempre facendo riferimento all’Europa, i Paesi, invece, in cui le persone omosessuali sono ancora non accettate sono la Bulgaria, la Lituania e l’Ucraina dove l’odio, il disprezzo, i pregiudizi e le violenze sono ancora oggi quasi all’ordine del giorno. 

TRA EUROPA ED ITALIA: COSA È CAMBIATO E COSA SI DEVE ANCORA FARE 

La prima ricerca sull’accettazione dell’omosessualità venne svolta dal Pew Research Center nel 2002; da allora la situazione in molti Paesi è cambiata: basti pensare ai Paesi dell’Europa Occidentale con la Spagna in testa, o agli Stati Uniti. In altri Paesi, invece, le ragioni economiche, religiose e politiche la fanno da padrone, andando ad intaccare la libertà e il diritto di altri individui. Nell’ultimo anno di pandemia molti esponenti delle principali religioni monoteiste, hanno visto nel covid-19 una sorta di punizione divina proprio per l’omosessualità; affermazioni sconcertanti che tra il 2020 ed il 2021 hanno portato ad un aumento dei casi di violenza contro gli omosessuali del 9%. 

Anche in Italia, sul tema, la popolazione è divisa: solo il 68% degli italiani è favorevole alla garanzia di pari diritti per le persone LGBTIQ: un dato confortante ma non abbastanza essendo al di sotto della media europea, che è al 74%. Ancora peggio fa l’Italia se si parla del riconoscimento legale dell’identità di genere per le persone trans che è appena al 43%. Dati che sono la perfetta riflessione di un Paese che ancora fatica a capire che il riconoscimento dei diritti per una minoranza non corrisponde alla negazione di altri. Le continue violenze che ormai sono caratterizzanti in Italia, soprattutto le azioni svolte da baby-gang, non possono continuare ad essere una sorta di normalità non punita, in Italia come nel resto del mondo.

In Italia come in Cecenia, Russia , Spagna, Nigeria o  Arabia-Saudita, violenze basate sul pregiudizio non possono più essere tollerate. 

Soprattutto in Paesi come la Russia o la Cecenia vi sono ancora delle vere e proprie torture perpetrate contro gli omosessuali oltre che detenzioni di massa ingiustificate. Anche in Egitto la situazione dei diritti delle persone LGBTIQ non è diversa; negli ultimi due anni si sta tentando l’approvazione di una legge che prevede pene dai 5 ai 15 anni, mentre le persone transessuali che hanno dei tratti fisici sospetti possono essere arrestate per prostituzione.  In Tanzania, invece, il governatore Dar es Salaam nel 2017 ha iniziato una vera e propria repressione contro le persone omosessuali, attraverso una squadra di sorveglianza composta da funzionari statali; in Turchia la situazione dei diritti fondamentali in generale è allarmante, ma per quanto riguarda gli omosessuali dal 2014 è presente un “programma per la protezione dei detenuti gay” ai quali non è consentito entrare nelle aree condivise per le attività da svolgere in prigione, mentre dal 2016 sono state vietate tutte le manifestazioni LGBTIQ. 

Alla luce di questi dati è evidente come, nonostante i numerosi passi avanti fatti negli ultimi 30 anni, non solo a livello internazionale, ma anche a livello statale, gli episodi di omofobia non si siano attenuati; proprio per questo è necessario intervenire non soltanto attraverso leggi che impongano pene severe contro chi commette tali reati (come il DDL Zan in Italia), ma vi è la necessità di un intervento più profondo, che parta dalla cultura, dall’educazione e dalla sensibilizzazione delle varie forme di cui si compone il Mondo e la società. Comprendere, conoscere e sapere per restituire ad ogni individuo libertà e diritti paritari.

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