GEOPOLITICA

Gli infermieri e la pandemia: errori passati e sfide future

Spread the love

L’anno appena trascorso ha inevitabilmente concentrato le attenzioni del Mondo intero sugli operatori sanitari. In particolare, una categoria solitamente trascurata ha ricevuto finalmente la necessaria considerazione: quella degli infermieri.

Proprio lo scorso anno, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in collaborazione con il Consiglio Internazionale degli Infermieri (ICN) e la campagna globale Nursing Now, ha redatto il rapporto sullo Stato dell’Infermieristica nel Mondo che traccia la situazione attuale e la programmazione da qui al 2030.

I NUMERI E LA FORMAZIONE

Il personale infermieristico è incrementato negli anni fino a raggiungere la cifra di 27,9 milioni di professionisti, il 59% delle professioni sanitarie. Tuttavia, il numero non è sufficiente a garantire l’assistenza sanitaria universale, con carenze particolari in Africa, Sud-Est asiatico e Mediterraneo orientale e progressivo invecchiamento del personale nelle regioni americane ed europee.

Nella maggior parte dei Paesi la formazione minima degli infermieri è di tre anni. Tuttavia, i programmi minimi di formazione differiscono sensibilmente da Stato a Stato così come i vincoli costituiti da carenza di docenti e di strutture idonee al tirocinio. 

Per far fronte a tali mancanze, secondo il rapporto dell’OMS, entro il 2030 gli Stati dovrebbero incrementare mediamente i laureati dell’8% l’anno e parallelamente migliorare la capacità di assumere e trattenere il personale. Per far ciò saranno necessari investimenti nel settore da parte dei singoli Stati dedicati a sviluppare un’offerta formativa adeguata al soddisfacimento della domanda.

Inoltre, le politiche dovrebbero essere rivolte al miglioramento delle condizioni di lavoro (personale numericamente adeguato, salute e sicurezza) e al riconoscimento di una congrua remunerazione.

MOBILITÀ

Secondo i dati raccolti dal rapporto, la mobilità internazionale è un fenomeno in aumento e riguarda attualmente un infermiere su 8. Molti Stati ad alto reddito sembrano ricorrere eccessivamente a tale espediente per far fronte alla carenza di laureati rispetto ai posti disponibili.

Tale mobilità ha necessità di essere monitorata e governata per evitare di causare squilibri tra gli Stati con conseguenti carenze di personale e dei servizi sanitari offerti alla popolazione. In particolare, i Paesi che tendono ad attirare infermieri dall’estero, dovrebbero incrementare il proprio personale interno investendo maggiori risorse; i Paesi vittime di emigrazione dovrebbero invece concentrare le proprie politiche sul miglioramento delle condizioni lavorative degli infermieri.

DIFFERENZE DI GENERE

Un dato emerge con chiarezza: il 90% della forza lavoro è di sesso femminile. Eppure, ciò non si traduce nella proporzionale occupazione di ruoli di leadership da parte delle donne. Queste sono anche vittime di altre forme di discriminazione, tra cui un salario percepito inferiore a quello dei colleghi maschi.

Per far fronte a tali dinamiche, sono diversi gli Stati che hanno assunto forme di protezione, altri che ne stanno predisponendo. Il rapporto dell’OMS chiede un impegno per far fronte alle disparità e discriminazioni di genere, anche nel settore privato, e all’adozione di misure che possano andare incontro alle mutevoli esigenze delle infermiere, ad esempio orari di lavoro flessibili.

LEADERSHIP INFERMIERISTICA

Buona parte dei Paesi hanno sviluppato la leadership infermieristica con lo scopo di incrementare l’inquadramento degli infermieri all’interno del processo organizzativo e decisionale dei sistemi sanitari. La richiesta dell’OMS è di rafforzare questo impegno in direzione del miglioramento dei sistemi sanitari e di assistenza sociale.

LA SITUAZIONE ATTUALE

Nel marzo 2021 il Consiglio Internazionale degli Infermieri, federazione che raggruppa 130 associazioni di infermieri e infermiere nel mondo, ha diffuso un documento nel quale lancia un allarme per la tenuta del settore, dopo un anno di pandemia. 

Sono almeno 3000 gli infermieri morti, vittime del Covid-19 e di inadeguati sistemi di gestione della pandemia.

L’ICN segnala che il 20% delle associazioni di settore ha registrato un incremento di abbandoni della professione nel 2020. Il 90% si dice preoccupata per il fatto che pesanti carichi di lavoro, risorse insufficienti, esaurimento e stress siano i fattori che stanno alimentando questo processo.

Alla luce della mancanza di 6 milioni di infermieri nel mondo, di 4 milioni che andranno in pensione entro il 2030 e della pressione sugli infermieri in attività, l’ICN lancia un appello affinché le istituzioni governino la questione prima che sia troppo tardi. Un’ulteriore sfida al cambiamento cui l’umanità intera è chiamata per rimediare ai propri errori e garantire un futuro migliore alle nuove generazioni.

Potrebbe piacerti...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.