PEDAGOGIA

La passione per la verità: la costruzione di un sapere inclusivo!

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ART.21: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. […]

Ma cosa accade quando le barriere del mezzo escludono, anche in parte, la partecipazione attiva al processo di persone con disabilità?

Parlare di disabilità significa affrontare un tema che, secondo le ultime rilevazioni effettuate da Eurostat, coinvolge in ambito europeo più di 37 milioni di persone, pari circa all’11% della popolazione. Ad oggi, grazie a un solido quadro giuridico dell’UE (l’atto europeo sull’accessibilità e la direttiva relativa all’accessibilità dei siti web), le persone con disabilità hanno un miglior accesso alle informazioni cartacee e online, ai media audiovisivi e alle comunicazioni, anche elettroniche, nonché ad altri prodotti e servizi, ma ci sono ancora alcune zone d’ombra su cui far chiarezza e processi che andrebbero implementati per diffondere maggiormente i principi inclusivi e rendere sempre più adeguati i servizi e i contesti.

Comprendere il rapporto tra media e disabilità non è questione di poco conto perché tiene insieme facce diverse di una stessa medaglia: analizzare questo rapporto tematizza il concetto della rappresentazione sociale della disabilità che è possibile rilevare all’interno del sistema mediatico. Le rappresentazioni sociali contribuiscono a modellare la realtà e permettono che questa abbia un ordine; stabiliscono il significato degli oggetti e degli eventi, categorizzandoli; consentono l’interazione sociale tanto da guidare le relazioni tra gli individui (ed essere, a loro volta, veicolate da queste ultime). In questa costruzione sociale del senso comune, quindi, i mass media hanno il duplice ruolo di strumenti e attori dei processi di comunicazione e di veicolazione sociale.

Qual è, quindi, l’immagine sociale della disabilità che i media contribuiscono a veicolare?

Nel tratteggiare la situazione è utile evidenziare tre coordinate fondamentali che ci aiuteranno a restituire un quadro attento sulla questione!

Rappresentanza e rappresentazione.

La prima coordinata è quella della rappresentanza all’interno del mondo mediatico; anche se dal 2012 ad oggi come ci suggeriscono i dati, la situazione è leggermente migliorata, analizzando alcune variabili quantitative balza subito all’occhio come giornali, televisioni e web, nella loro molteplicità di storie e notizie riservino una minima parte alla narrazione di fatti e spazio di conduzione riguardanti persone e professionisti con disabilità. A questo si aggiunge che super-eroismo e pietismo sono i punti estremi tra i quali oscilla il pendolo della disabilità a mezzo stampa; le tematiche trattate spesso, infatti, sono afferenti alla sfera del coraggio, dell’autonomia oppure delle sorti drammatiche e infelici; non che questo non sia importante, anzi, ma esclude spesso il racconto di  situazioni “normali” enfatizzando una visione stereotipata di vite comuni. A questo proposito, però,  negli ultimi anni, i social hanno contribuito a restituire spazio di espressione ai profili personali di persone con disabilità che ci raccontano di una quotidianità tra hobby e lavoro, film e musica, studio e svago portandoci nelle vite di ragazzi, uomini, donne e professionisti, ben lontane dalla visione stereotipata.

Barriere comunicative e strumenti nuovi da individuare.

La seconda analisi è quella delle barriere del mezzo che, tranne alcune eccezioni sperimentali, non prevedono ancora strumenti compensativi per quelle tipologie di disabilità che ne necessitano. Se a livello didattico i passi che si stanno compiendo sono in ottica di inclusività nel campo dell’informazione (quotidiani, pagine web, telegiornali) e della news il cammino potenziale da compiere è ancora lungo. Da alcuni studi  emerge come il web 2.0 rappresenti un acceleratore esperienziale anche nel caso di diverse abilità ma ciò che a livello progettuale si potrebbe ancora fare è immaginare e valorizzare linguaggi molteplici oltre quello scritto e del racconto audio, promuovere spazi, anche online, di apprendimento e scambio collaborativo oppure provare ad organizzare notizie ed informazioni in mappe concettuali e schemi; insomma, questo punto richiederà uno slancio creativo nei prossimi anni per poter creare spazi informativi e di partecipazione più inclusivi che tengano conto dei bisogni speciali di ognuno rendendo le persone con disabilità fruitori liberi secondo le proprie necessità ma anche creatori di contenuti, ancora troppo poco rappresentati.

Lessico e politically correct

La scelta lessicale è la terza importante questione: la scelta della terminologia utilizzata nella rappresentazione della disabilità è spesso enfatica o conflittuale e cede ancora troppo al politically correct più spietato che spesso allontana più che avvicinare, disorienta più che chiarire, etichetta più che normalizzare. Anche in questo caso la disabilità viene presentata sotto un piano di pietismo e paternalismo in cui il politically correct continua ad oggettivare ed etichettare più che rendere liberi.

A questo punto è chiaro quindi concludere che, nonostante i grandi passi fatti dai primi anni 2000 ad oggi, i media promuovono una rappresentazione sociale della disabilità ancora troppo stereotipata e uno spazio di partecipazione e fruizione dei servizi e delle notizie ancora poco inclusivo.

Per compiere ulteriori progressi e garantire la piena partecipazione delle persone con disabilità, la nuova strategia rafforzata sui diritti delle persone con disabilità 2021-2030 guiderà l’azione degli Stati membri e delle istituzioni dell’UE, basandosi sui risultati conseguiti nei dieci anni precedenti e offrendo soluzioni alle sfide future. Nel 2022 la Commissione europea avvierà pertanto un centro di risorse europeo “AccessibleEU” per creare una base di conoscenze di informazioni e buone pratiche sull’accessibilità in tutti i settori.

 È chiaro che, per la complessità dell’argomento, bisognerebbe trattare molteplici tematiche afferenti ma il nostro articolo, oltre che presentare l’oggettiva problematica vuole stimolare il pensiero su percorsi e soluzioni nuove da intraprendere per restituire libertà di espressione ai bisogni speciali di ognuno!

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2 commenti

  1. Antonella Diana dice:

    La tematica è fortemente attuale e concordo con la tua analisi, Stefy. A mio avviso la questione è estremamente complessa perché coinvolge tanti canali diversi che x vari motivi non sempre convergono nella stessa direzione e cioè al DIRITTO DI SENTIRSI LIBERI, specialmente quando ad essere penalizzata è proprio quella grossa fetta di società più fragile e caratterizzata da una qualche disabilità.
    Il tema dell’INCLUSIONE non può prescindere da un profondo CAMBIO di mentalità che dovrebbe guardare alle potenzialità e alla SPECIFICITÀ del singolo INDIVIDUO a 360° e, personalmente, rigetto l’uso anche strumentale a volte di quel “pietismo”di cui parlavi a proposito della rappresentazione mediatica ancora troppo stereotipata.
    I MEDIA come strumenti e “attori”per implementare e facilitare questo processo di inclusione sono fondamentali e in alcuni casi addirittura VITALI (vedi x es. malati di SLA). L’inclusione deve partire da una PRECISA VOLONTÀ di chi fornisce questi strumenti e di chi ne vuole fare uso con e per questa FINALITÀ apportando il proprio contributo creativo, formativo, artistico e culturale che possa permettere di FARE RETE e creare nuove strategie d’intervento anche x fare conoscere meglio questo mondo così tanto confinato dai “luoghi comuni”.

  2. Vincenzo D'Ippolito dice:

    Si concordo pienamente sia con l’articolo che con il commento. Occorre restituire all’ambito della disabilità situazioni di cosiddetta “normalità” a metà strada tra gli sportivi delle paralimpiadi e le situazioni di completo abbandono e malasanità. Esiste la strada del “possibile” che ci include tutti (sfido una famiglia ove non ci sia almeno un parente con una disabilità) e fare rete è fondamentale per conoscere diritti, iniziative, servizi a disposizione, risorse. Vista la bontà dell’articolo suggerirei anche, ove tecnicamente possibile che fosse intervallati da video e altri contenuti multimediali in maniera da rendere più fruibile la visione mantenendo alta la curva dell’attenzione

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